Il leggendario scacchista sovietico Boris Spassky, noto soprattutto per la celebre sconfitta subita contro l’americano Bobby Fischer durante la Guerra Fredda, è scomparso all’età di 88 anni. L’annuncio è stato dato giovedì sera dalla Federazione scacchistica russa.
"Boris Spassky, decimo campione del mondo, è morto all'età di 88 anni", ha dichiarato l’organizzazione in un comunicato, definendo la sua perdita un evento significativo per la nazione. Tuttavia, non sono stati forniti dettagli sulla data o sulla causa del decesso.
Nato nel 1937 a Leningrado (oggi San Pietroburgo), Spassky dimostrò un talento straordinario sin dall’infanzia. Divenne campione del mondo juniores e, a soli 18 anni, fu il più giovane grande maestro della storia fino a quel momento.
Spassky è ricordato principalmente per il suo incontro con Fischer nel 1972, valido per il titolo mondiale, una sfida che divenne emblematica della rivalità tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel contesto della Guerra Fredda.
Il match, disputato a Reykjavik, in Islanda, ha ispirato numerosi libri, documentari e film nel corso degli anni. È stato anche una delle fonti di ispirazione per il romanzo The Queen’s Gambit di Walter Tevis, che ha dato vita all'omonima serie di successo su Netflix nel 2020.
Spassky aveva conquistato il titolo di campione del mondo nel 1969, ma affrontò un’enorme pressione nel difenderlo contro Fischer. L’Unione Sovietica aveva dominato il mondo degli scacchi per decenni, e su di lui gravava l’aspettativa di mantenere questa egemonia.
Dapprima in vantaggio, Spassky si trovò poi di fronte a una straordinaria rimonta da parte dell’americano, che alla fine si impose, spezzando così il monopolio sovietico sulla disciplina.
Sebbene la sconfitta fosse considerata un duro colpo per l’Unione Sovietica, lo stesso Spassky dichiarò in seguito di aver vissuto la perdita del titolo come una sorta di liberazione, poiché lo sollevò dal peso della "colossale responsabilità" di rappresentare il prestigio scacchistico del suo Paese.