Prizefighter – La forza del campione, ora su Prime Video, ci racconta la storia vera di Jem Belcher, uno dei primi grandi campioni del pugilato moderno.
Ambientato nell’Inghilterra di fine Settecento, il film ci fa conoscere il percorso di un giovane di umili origini che, guidato dal nonno (Russell Crowe), riesce a imporsi in uno sport ancora brutale e poco regolamentato.
Ma come spesso accade nelle biografie sportive, la gloria non è eterna: il film, infatti, ci accompagna fino al drammatico epilogo della vita del pugile. Che prezzo saresti disposto a pagare per il successo?
Nel cuore di "Prizefighter: la forza del campion" non c'è la cronaca di un trionfo, ma il racconto, comunque epico, di una sconfitta che ha forgiato una leggenda.
Il film ripercorre la vita di uno dei pionieri della boxe moderna, un uomo che ha raggiunto la vetta, poi è precipitato nell'abisso e ha trovato la redenzione non vincendo, ma rifiutandosi di restare a terra. Ma cosa è successo davvero in quel sanguinoso incontro finale contro Henry Pearce, e perché ha consacrato Jem Belcher all'immortalità?
Prima di continuare nella lettura guarda il trailer grazie a MovieDigger:
La storia di Jem Belcher è intrisa di un'eredità tanto gloriosa quanto maledetta. Nipote del celebre pugile a mani nude Jack Slack (un grande Russell Crowe), Jem cresce ammirando il talento del nonno, ma anche osservandone l'autodistruzione tra alcol e sperperi di denaro.
È un'ombra che lo seguirà per tutta la vita, un monito incarnato dalla madre, terrorizzata che il figlio possa seguire le stesse orme.
Inizialmente destinato a una vita modesta come fabbro, il fuoco della competizione non può più essere contenuto ed esplode, quasi per caso, durante un incontro amatoriale, quando mette al tappeto un campione locale.
È l'inizio di un'ascesa fulminea. Sotto la guida del mentore Bill Warr, Jem trasforma il suo talento grezzo in un'arte. Impara la disciplina, la strategia, la coordinazione di mente e corpo, diventando il più giovane Campione d'Inghilterra della storia.
Ma il successo, a Londra, ha un volto seducente e pericoloso: quello di Lord Rushworth, un nobile che vede nei pugili non atleti, ma cavalli da corsa su cui scommettere.
Jem si lascia travolgere. La disciplina lascia il posto all'alcol, alle feste e a una superbia che lo allontana dal ring e da se stesso.
La sua caduta si materializza in un incidente quasi banale: durante una partita di pallamano, una palla lanciata da Rushworth lo colpisce in un occhio, facendogli perdere la vista in modo permanente.
È la fine della sua carriera, o così sembra. L'infortunio, l'alcol e una rissa lo portano in prigione, il punto più basso della sua vita. Ma è proprio in quella cella che ritrova la scintilla, la determinazione a dimostrare che un campione non è definito solo dalle sue vittorie.
Il culmine del film è "l'incontro del secolo", la sfida impossibile contro il nuovo campione, il formidabile Henry "The Game Chicken" Pearce.
Jem sale sul ring menomato, quasi cieco da un occhio. L'incontro è una carneficina. Pearce, più forte e in piena forma, domina i primi round, colpendo senza pietà il volto di Jem.
Ma Belcher incassa, resiste, e con pura grinta riesce a trovare dei varchi, mettendo persino al tappeto il campione.
La battaglia si protrae per diciotto, interminabili round. Il ring è una maschera di sangue.
Jem è ormai quasi completamente cieco, ma si rifiuta di cedere. Vede sua madre tra il pubblico, un'immagine che gli infonde un'ultima, disperata forza.
Mentre Lord Rushworth, terrorizzato di perdere la sua scommessa, consiglia a Pearce di combattere sporco, è lo stesso mentore di Jem, Bill, a difendere l'onore del combattimento, colpendo il nobile e urlando a Pearce di battersi lealmente.
Alla fine, la fisica ha la meglio. Un colpo devastante di Pearce manda Jem al tappeto per il conteggio finale. Henry Pearce è il nuovo Campione d'Inghilterra.
Ma in quel momento accade l'incredibile: tra lo stupore generale, Jem Belcher, sconfitto e distrutto, si rialza. Il pubblico esplode in un'ovazione non per il vincitore, ma per l'uomo che ha perso.
In questa sconfitta risiede il vero significato del finale. Jem ha perso la cintura, ma ha vinto qualcosa di molto più grande: il rispetto eterno, la redenzione e la conferma del suo spirito indomito.
Pearce stesso, riconoscendone la grandezza, lo aiuta a rimettersi in piedi in un gesto di fratellanza che trascende la rivalità. Jem Belcher non è stato ricordato per quella sconfitta, ma per come ha affrontato la sconfitta.
Ha perso un incontro, ma ha vinto la sua battaglia più importante: quella contro i suoi demoni, dimostrando che la vera eredità di un campione non è scritta negli albi d'oro, ma nel cuore di chi lo ha visto combattere.