Se stasera ti siedi sul divano con la coperta e il telecomando pronto, preparati a un viaggio che promette di incollarti allo schermo. "Prima di noi", la nuova serie tv in onda su Rai 1, sta facendo già il giro del web con domande del tipo: "È davvero ispirata a una storia vera?" o "Quanto c’è di reale e quanto è finzione?".
Ecco tutto quello che sappiamo sulla fiction in prima serata, questa sera 4 gennaio 2026, su Rai1.
La risposta breve è questa: "Prima di noi" non è una narrazione di eventi realmente accaduti come se fossero documenti storici, ma è profondamente radicata nella storia e nella memoria collettiva italiana grazie al suo adattamento da un romanzo che fa della ricerca storica e umana la sua forza.
L’opera televisiva prende vita da un libro di carta, parole, archivi e sangue pulsante: il romanzo "Prima di noi" di Giorgio Fontana. È una storia di fantasia, ma costruita con materiale storico reale e sentimenti universali, che sembra dire: "Qualcosa di tutto questo l’abbiamo vissuto davvero".
Ed ecco perché il pubblico già prima della messa in onda stasera ha voglia di capire: quanto è vera questa storia? E cosa dobbiamo aspettarci?
Non si può parlare di Prima di noi senza partire da Giorgio Fontana, autore del romanzo omonimo pubblicato da Sellerio Editore, che ha richiesto anni di lavoro, ricerche, viaggi, archivi e storie vere raccolte nella penna dell’autore.
Fontana ha intrecciato nel libro le vite di quattro generazioni della famiglia Sartori, partendo dal 1917 nel Friuli rurale e arrivando fino agli anni più contemporanei.
È un libro che parla di guerra, di dopoguerra, di boom economico, di fabbriche e di scelte personali in un’Italia che cambia alla velocità del vento e dell’industria.
Ma nonostante il romanzo attraversi periodi realmente esistiti e si appoggi a fatti storici, non racconta persone realmente esistite con nomi e biografie verificabili. È fantasia, ma che sa di verità perché è modellata sugli eventi che tutti conosciamo: guerre mondiali, emigrazione, ricostruzione, fabbriche nel Nord.
In un post, Fontana racconta di aver lavorato per oltre quattro anni tra revisioni, viaggi, interviste e ricerche, perché voleva che questa famiglia immaginaria suonasse più vera possibile - come se potesse essere la tua famiglia, quella dei tuoi nonni, che ti raccontavano storie "come erano andate veramente".
Quando la Rai e la produzione Wildside l’hanno scelta per trasformarla in serie TV, c’è stato un passaggio fondamentale: mantenere il cuore letterario del libro e renderlo visivo, senza tradire la profondità emotiva e storica del testo.
I registi Daniele Luchetti e Valia Santella hanno confessato che "è stato più facile lavorare con un libro così solido", perché la base narrativa di Fontana dava solide radici a una storia che attraversa decenni.
Facciamo chiarezza da subito: nessuno degli eventi narrati nella serie - nel senso di singoli episodi o personaggi specifici - è documentato come "vero" nel senso stretto del termine.
Non esiste una famiglia Sartori negli archivi storici con quelle precise vicende, né ci sono registrazioni ufficiali di ogni piccolo evento raccontato nella serie. È, per usare una metafora, una fiction storica ispirata alla storia, non un docudrama.
Eppure, proprio qui sta la magia. Quando guarderai Maurizio che scappa dal fronte dopo Caporetto, non stai guardando un evento reale della vita di un singolo individuo, ma stai guardando ciò che milioni di italiani vissero davvero: soldati esausti, famiglie distrutte, paesi spopolati.
Quando vedrai la famiglia attraversare il boom economico verso Torino e le fabbriche, non stai guardando la storia di un singolo operaio, ma di una generazione che ha vissuto esattamente quell’esperienza. In altre parole:
È un po' come leggere un romanzo storico: i personaggi inventati ti accompagnano dentro fatti storici che però sono accaduti davvero e che hanno trasformato l’Italia come Paese e come persone.
La forza di "Prima di noi" non è nel dire "questo è successo davvero", ma nel far sentire "questo potrebbe essere successo a qualcuno che conosci". La serie è stata pensata non come un museo digitale dei fatti, ma come uno specchio dove riconoscersi.
In conferenze stampa e dichiarazioni di registi e sceneggiatori, è stato sottolineato più volte che l’obiettivo non era replicare un elenco di date, battaglie o numeri, ma mettere al centro la dimensione umana di eventi storici che hanno segnato generazioni.
Attraverso gli occhi di una singola famiglia, si vede l’ombra lunga di intere epoche: il trauma della guerra, la fatica delle fabbriche, l’ansia del futuro.
E qui sta la differenza tra "storia" e "verità narrativa": "Prima di noi" non sta dicendo "questo è successo proprio così", ma "sta mostrando com’è vissuta la Storia quando la guardi da dentro - tra una tavola imbandita e una stanza piena di silenzi".
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