Chi non conosce Ricardo Zamora? Stiamo parlando del leggendario calciatore di origini spagnole noto come "El Divino”. Il portiere - considerato uno dei più grandi di sempre - e allenatore vissuto nel Novecento ha rivoluzionato il gioco del calcio con le sue parate spettacolari e uno stile unico.
Figura mitica del Barcellona e del Real Madrid, la sua vita mescola genio sportivo, scandali e un carisma irresistibile che ancora oggi affascina il pubblico e ha dato vita al Trofeo Zamora.
Ricardo Zamora Martínez è stato uno dei calciatori più famosi del Novecento, nonché uno dei portieri più iconici della storia del calcio, con un palmares che include campionati con Barcellona, Espanyol e Real Madrid.
Nato per difendere la porta, esordì nel mondo del pallone a soli 15 anni con l'Espanyol nel 1916, passando presto al Barcellona dove vinse due Coppe del Re consecutive (1920 e 1922), incantando il pubblico con le sue uscite spericolate, i rinvii potenti e una presenza scenografica che lo rendeva un vero showman sul campo.
La sua carriera conta 46 presenze in Nazionale spagnola, includendo la partecipazione alle Olimpiadi del 1928 e i primi Mondiali del 1934, dove fermò leggende come Angelo Schiavio nella finale contro l'Italia.
Nel 1930 si trasferì al Real Madrid per 150.000 pesetas, un record, vincendo un altro titolo di Liga; un infortunio grave contro l'Atlético lo costrinse a una pausa, ma tornò più forte che mai in campo, terminando la sua carriera in Francia, al Nizza, nel 1938, per sfuggire alla Guerra Civile Spagnola.
Come allenatore, trionfò con l'Atlético Madrid (1939-40 e 1940-41) e fu CT della Spagna nel 1952. Il suo lascito? Il Trofeo Zamora, premio al portiere meno battuto in Liga, assegnato a partire dal 1953.
Ricardo Zamora nacque il 21 gennaio 1901 a Barcellona, in una famiglia borghese catalana: il padre era un medico originario di Cadice, e sognava per lui una carriera simile, ma Ricardo, cresciuto nelle strade di Barcellona, scelse il pallone a 12 anni.
Iniziò ad allenarsi con gli amici nel quartiere Sants. Morì l'8 settembre 1978 nella sua Barcellona, all’età di 77 anni, lasciando un vuoto nel calcio mondiale. I giornali di tutto il mondo lo definirono "il più grande portiere di tutti i tempi".
Le origini segnarono profondamente Zamora: catalano doc, resistette alle pressioni unioniste durante la dittatura di Primo de Rivera, rifiutando di cantare l'inno spagnolo nel 1926 e vincendo l'oro olimpico con la bandiera catalana in testa.
Incarnò lo spirito fiero di Barcellona, tra partite epiche e una vita piuttosto bohemien, quasi da divo hollywoodiano. Beveva cognac, fumava il sigaro e amava molto le donne.
La vita privata di Zamora fu intricata e piena di colpi di scena come un vero romanzo rosa. Si sposò due volte: la prima moglie del portiere fu Pilar de la Quintana, dalla quale ebbe due figli, Daniel e Ricardo. La seconda moglie è stata Mercedes de la Quintana, sorella della defunta sposa.
Zamora era un fumatore compulsivo e amante del cognac, viveva tra eccessi e generosità: allenava in casa, riceveva amici calciatori e educava i figli sul campo, trasmettendo loro la sua passione per il pallone.
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