Dopo una fase segnata dalle tensioni politiche con l’amministrazione Trump, il Parlamento europeo ha deciso di riattivare il percorso legislativo dell’accordo commerciale UE-USA. Una mossa che lascia aperti diversi nodi politici e strategici destinati a pesare sul futuro dell’intesa.
Dopo settimane di tensioni e incertezze, l’Unione europea riapre il dossier sull’accordo commerciale bilaterale con gli Stati Uniti. Il 4 febbraio 2026, i legislatori europei hanno deciso di riprendere l’iter di applicazione dell’intesa UE-USA. La scelta arriva in un contesto politico delicato, influenzato dalle recenti dichiarazioni dell’amministrazione Trump e dalle divisioni interne al Parlamento europeo.
La ripresa dei lavori sull’accordo commerciale segue di due settimane il ritiro, da parte del presidente statunitense Donald Trump, delle minacce tariffarie legate alla Groenlandia. In precedenza, tali pressioni avevano spinto il Parlamento europeo a sospendere l’attuazione dell’intesa, come segnale politico contro l’ipotesi di dazi punitivi nei confronti di alcuni stati membri.
L’accordo, firmato nel luglio 2024 dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, stabilisce un quadro tariffario: dazi statunitensi fissati al 15 per cento sulle esportazioni del blocco, mentre Bruxelles si è impegnata ad azzerare quelli sui beni provenienti dagli Stati Uniti. Ora spetta agli eurodeputati tradurre l’intesa in legislazione, con una possibile votazione plenaria nel mese di marzo.
Nonostante l’intesa politica per riavviare il processo, restano ostacoli all’interno dell’Europarlamento.
Secondo quanto riportato da Politico, la riunione decisiva del 3 febbraio non ha risolto tutte le divergenze, in particolare sul riferimento allo strumento anticoercitivo dell’UE. Su questo punto si registra la ferma opposizione del Partito Popolare Europeo (PPE). Allo stesso tempo, proprio il PPE ha spinto per accelerare l’approvazione dell’accordo.
Tra le questioni irrisolte, riporta Politico, figura anche la durata della cosiddetta clausola di decadenza. Questa misura prevede di limitare l’applicazione dell’accordo ad un periodo compreso tra 18 e 36 mesi.
Resta aperta anche la questione della tariffa del 50 per cento introdotta da Washington sui derivati dell’acciaio.
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