I leader europei discutono la possibilità di riprendere colloqui diretti con la Russia, nominando un inviato speciale per mediare in consultazione con Kiev. La questione riflette un possibile cambiamento strategico nelle posizioni europee sul conflitto in Ucraina.
Pochi giorni dopo che il presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato l’avvio dei preparativi per riprendere i colloqui tra Europa e Mosca, altri leader europei si sono detti favorevoli a dialoghi diretti con la Russia.
Il primo ministro lettone, Evika Silina, e il presidente estone, Alar Karis, hanno sottolineato che l’Unione europea dovrebbe nominare un inviato speciale per ristabilire i contatti con il Cremlino. Lo ha riportato Euronews, citando interviste separate con i due leader dei paesi baltici.
Silina e Karis sostengono che un eventuale dialogo con Mosca dovrebbe avvenire in consultazione con Kiev e che la persona che assumerà il ruolo di interlocutore, ancora da nominare, debba essere una figura di consenso.
Siliņa ha indicato alcuni leader europei come potenziali rappresentanti dell’UE: il presidente francese, Emmanuel Macron, il premier britannico, Keir Starmer, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, il primo ministro polacco, Donald Tusk.
Tra questi, Merz si è opposto fermamente ai colloqui diretti, citando le “richieste massimaliste” di Putin.
Il presidente estone Karis, pur senza fare nomi specifici, ha sottolineato che l’inviato dovrebbe provenire da un grande paese europeo e godere di credibilità riconosciuta da entrambe le parti coinvolte.
Solo pochi mesi fa, non solo Macron ma anche il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, aveva sollevato la possibilità di riprendere i colloqui con la Russia sull’Ucraina. All’epoca, queste ipotesi avevano suscitato critiche da parte di alcuni governi.
La questione di nominare una figura che possa fungere da rappresentante ufficiale per i negoziati sulla pace in Ucraina sta diventando sempre più concreta. Poche settimane fa, anche il vice primo ministro e ministro degli Esteri lussemburghese, Xavier Bettel, ha lanciato un appello a riprendere il dialogo diretto con Mosca.
In questo contesto, le posizioni del premier lettone e del presidente estone, pur ricoprendo quest’ultimo una carica prevalentemente cerimoniale, diventano particolarmente rilevanti e riflettono un cambiamento strategico nelle posizioni dei capitali europei sul dialogo con la Russia.
A fine gennaio, Ucraina e Russia, con la mediazione degli Stati Uniti, hanno tenuto i primi colloqui trilaterali diretti come parte degli sforzi dell’amministrazione statunitense per porre fine alla guerra. Gli incontri proseguono nel secondo round di colloqui diretti, avviato il 4 febbraio ad Abu Dhabi.
L’Europa è stata esclusa da questi colloqui condotti dagli Stati Uniti. Tuttavia, questa assenza fa parte di un più ampio contesto legato alla mancata partecipazione del vecchio continente al processo avviato da Washington con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025. La mancanza di comunicazione diretta dell’Europa sul processo decisionale ha sollevato critiche da parte di diversi analisti.
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