Il direttore del Giornale Tommaso Cerno oggi dedica il suo editoriale a Francesca Albanese facendosi questa domanda: come è possibile che anche un Paese "bollito", senza un governo stabile, come la Francia chieda le sue dimissioni mentre qui in Italia la sinistra continua a portarla in giro come una madonna pellegrina?
C'è un evidente cortocircuito tra chi in queste ore chiede le dimissioni di Francesca Albanese dall'Onu e chi, invece, continua a difenderla trattandola da icona della sinistra.
A far scoppiare il caso è stato il governo Macron dopo l'ultimo intervento della relatrice Onu per la Palestina in un convegno promosso da Al Jazeera.
Parigi, dopo la frase che Albanese avrebbe pronunciato ("Israele nemico comune"), sostiene che non può rimanere a rappresentare le Nazioni Unite.
In Italia, il centrodestra è sulla stessa posizione. La Lega ha preparato una risoluzione che impegna il governo Meloni a chiedere la stessa cosa di quello francese.
Ma la sinistra è ancora tutta lì a difenderla.
Per questo Cerno scrive:
Ma il direttore del Giornale cosa imputa a Francesca Albanese?
La risposta è semplice: la matrice antisemita del suo ultimo intervento, di quel suo indicare Israele come un "nemico comune":
Ma non solo: Albanse fa questo anche perché si sente con le spalle coperte dalla sinistra italiana:
Come dire: Cerno è facile profeta quando prevede che Francesca Albanese sarà la nuova Ilaria Salis: nel 2027 sarà candidata in parlamento da qualche partito della sinistra radicale.
Su questo terreno, nasce il feeling, finora imprevedibile, di Cerno (e del centrodestra italiano) con la Francia del governo Macron, "il grande alleato "antifa" che, tra una cinquina della moglie Brigitte e un selfie mentre telefona a Donald Trump, non tocca più palla nell'Europa dei socialisti e dei verdi; quello che rosica quando Giorgia Meloni dice un "no" e Bruxelles si adegua; quello che sta studiando in fretta il tedesco per chiedere a Merz cosa ci faccia sempre a Roma e mai a Parigi".
La conclusione di Cerno è quindi questa:
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