Il Festival non è ancora iniziato e già si ragiona sul dopo. Carlo Conti ha chiarito che il 2026 segnerà la fine del suo ciclo alla guida di Festival di Sanremo. Una scelta che apre ufficialmente la partita per la successione, sia sul fronte della conduzione sia, soprattutto, su quello della direzione artistica.
Conti non ha fatto nomi, ma ha lasciato intendere che il prossimo timoniere dovrà avere esperienza, autorevolezza e capacità di gestire una macchina complessa come quella dell’Ariston. Non basta saper stare sul palco: Sanremo è un sistema che tiene insieme politica, discografia, ascolti e polemiche quotidiane.
Se sulla direzione artistica regna ancora la prudenza, per la conduzione il nome più citato è quello di Stefano De Martino. Lo showman campano, oggi volto di punta dell’intrattenimento Rai, è considerato da molti l’erede naturale di una generazione di conduttori capaci di unire ritmo, leggerezza e appeal trasversale.
Giovane, telegenico, abituato ai grandi ascolti, De Martino rappresenta il profilo che potrebbe intercettare pubblico giovane senza perdere quello tradizionale. Le sue quotazioni sono in crescita da mesi e l’identikit del “più giovane e aitante” evocato indirettamente da Conti sembra combaciare perfettamente.
Tuttavia, Sanremo non si conquista solo con il favore mediatico. Servono alleanze interne, consenso tra dirigenti e la capacità di garantire stabilità in un contesto sempre esposto alle critiche.
Accanto al nome di De Martino circola con insistenza quello di Nicola Savino. Da anni presenza costante nel Dopofestival, Savino conosce bene i meccanismi dell’evento e gode di una reputazione solida negli ambienti Rai.
Il suo profilo è diverso: meno glamour, più istituzionale. Proprio per questo, secondo alcune voci interne, potrebbe rappresentare una scelta di continuità rassicurante. Savino avrebbe dalla sua parte esperienza, ironia misurata e una capacità di gestione che piace ai vertici.
Nel risiko sanremese, il suo nome resta uno dei più concreti. Non il più rumoroso, ma certamente tra i più strutturati.
In ogni partita per Sanremo esiste un fattore imprevedibile. In questo caso il nome è quello di Fiorello. Lo showman siciliano, legato da lunga amicizia professionale a Conti, ha già dimostrato in passato di saper incidere sugli equilibri del Festival.
Tra battute pubbliche, scambi ironici e mezzi spoiler su possibili ospiti come Eros Ramazzotti o suggestioni su Adriano Celentano, Fiorello resta l’unico capace di sparigliare davvero le carte.
Se decidesse di scendere in campo, nessuno potrebbe ignorarlo. Anche una sua presenza “laterale” potrebbe influenzare le scelte finali, soprattutto in una fase di transizione delicata
Un elemento spesso sottovalutato è la distinzione tra conduzione e direzione artistica. Il vero baricentro del Festival resta il direttore artistico: selezione dei brani, gestione degli ospiti, linea editoriale. La scelta del conduttore è fondamentale, ma non sufficiente.
Per il dopo Conti, dunque, potrebbero emergere soluzioni miste: un direttore artistico esperto affiancato da un volto più giovane sul palco. Una formula che permetterebbe di innovare senza rompere gli equilibri.
A oggi non esistono decisioni ufficiali. Ma la partita è iniziata. De Martino rappresenta la novità ambiziosa, Savino la continuità solida, Fiorello l’incognita capace di ribaltare tutto.
Sanremo, del resto, è molto più di una gara musicale: è un laboratorio di potere televisivo. E mentre il Festival si prepara ad andare in scena, il vero spettacolo si gioca già dietro le quinte.
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