23 Feb, 2026 - 15:23

Perché Sayf si chiama così: tutti i dettagli sul nome d'arte e sul nome vero

Perché Sayf si chiama così: tutti i dettagli sul nome d'arte e sul nome vero

Un nome può raccontare un’identità intera. E nel caso di Sayf, ha raccontato molto più di una semplice scelta artistica. Dietro quel suono breve, deciso, pronunciato "Séif", si è nascosta una storia familiare, culturale e perfino affettiva.

Chi ha scoperto Sayf negli ultimi anni si è chiesto subito: perché si chiama così? È un soprannome? Un’invenzione urban? Oppure c’è qualcosa di più profondo?

La risposta ha intrecciato Genova e Tunisia, un padre ligure e una madre nordafricana, un ragazzo Ariete nato il 23 marzo 1999 e diventato simbolo di un’identità ibrida che ha superato le etichette.

Il vero nome di Sayf: le radici miste

Sayf è il nome d'arte di Adam Sayf Viacava, ventisei anni, nato a Genova. Il cognome Viacava è arrivato dal padre, italiano e profondamente legato alla tradizione ligure e genovese doc da generazioni. Il secondo nome, Sayf, è arrivato invece dalla madre Samia, tunisina. Proprio lì si è acceso il significato più autentico.

In un’intervista a Il Giorno del 2 febbraio 2026 ha raccontato un dettaglio intimo: Sayf ammette di aver scelto il nome d’arte dopo aver scoperto che "mamma Samia, prima di metterlo al mondo, quello era stato a lungo nella sua testa il nome alternativo ad Adam".

Non è stato quindi un nome costruito a tavolino, ma una possibilità rimasta sospesa durante la gravidanza della madre.

"Sayf" in dialetto maghrebino significa estate. Un’immagine calda, luminosa, mediterranea. Non è stato un vezzo esotico, ma un ritorno alle origini.

Il nome d’arte ha ripreso il suo secondo nome proprio, legato alla cultura tunisina materna, ed è diventato il simbolo della sua identità mista italo-maghrebina. È stato pronunciato "Séif", con quella sonorità che ha tenuto insieme due sponde del Mediterraneo.

Perché ha scelto proprio Sayf come nome d’arte

La scelta non è stata casuale né provocatoria. Sayf ha spiegato più volte di sentirsi "mischiato", mai incasellabile in uno stereotipo. Nell’intervista agli Arcade Boyz del febbraio 2025 ha dichiarato: "Mio padre è italiano. Mia madre è tunisina. Io in realtà sono un'altra cosa ancora... sono mischiato. Per me è fondamentale entrambi".

In quella frase si è concentrato il senso della sua firma artistica. Ha rifiutato l’etichetta facile del rapper "maranza" e ha costruito un’immagine fluida: dreadlocks, reggae-rap, tromba che si è infilata su beat arabi e suggestioni liguri.

Il nome Sayf ha rappresentato il ponte tra la malinconia cantautorale genovese e i ritmi Raï ascoltati in casa dalla madre.

Anche sui social ha ribadito la sua identità completa: "Il mio vero nome è Adam Sayf Viacava... origini sia italiane che tunisine". Non ha mai voluto tagliare una parte per rendersi più digeribile al mercato. Al contrario, ha fatto del secondo nome un manifesto culturale.

La scelta ha avuto un valore simbolico forte: bilanciare il cognome paterno con il nome materno. Un equilibrio tra le cassette di De André ascoltate con il padre e le sonorità arabe che arrivavano dal salotto di casa. Il nome è diventato una dichiarazione di appartenenza doppia, senza gerarchie.

Genovarabe: il nome come manifesto culturale

Quell’identità si è tradotta anche in un progetto collettivo. Nel 2024 Sayf ha fondato Genovarabe insieme a Helmi Sa7bi, Sossy, Marvin, Vincè, con il contributo dei producer Willy e Laboo.

Il collettivo è nato nel centro storico di Genova come movimento musicale genovese-arabo, pronto a unire tradizione ligure e sonorità maghrebine.

Genovarabe non è stato solo un nome suggestivo. È stato un manifesto anti-muri, specchio di una Genova multiculturale. Il singolo omonimo "Genovarabe" è diventato un inno generazionale, con quel ritornello identitario: "Noi non siamo come nessun altro".

All’interno del collettivo, Sayf ha portato la sua cifra sonora: tromba su beat arabi, scrittura poetica e una narrazione che ha parlato di strada, immigrazione, seconde generazioni. 

"Genovarabe" è nato anche dopo l’esperienza di Luvre Muzik, etichetta indipendente fondata nel 2017 con Zero Vicious. Ma rispetto al passato, questo progetto ha reso esplicita la missione: creare un ponte tra Mediterraneo europeo e nordafricano.

Unire rapper legati sia alla cultura ligure sia alle sonorità arabe, raccontando una Genova "lucente e buia", come è stata definita. Il nome Sayf è diventato così molto più di un alias. Ha sintetizzato un percorso umano e musicale che ha attraversato separazioni familiari, estati in Tunisia, cassette liguri e beat contemporanei.

Alla fine, la risposta alla domanda "Perché Sayf si chiama così?" è stata semplice e potente insieme: perché quel nome era già scritto nella sua storia prima ancora che diventasse un artista. E quando lo ha scelto, non ha inventato nulla. Ha solo riportato in superficie una parte di sé.

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