Donald Trump riapre il dossier alieni e promette rivelazioni clamorose su UFO e fenomeni aerei non identificati. L’annuncio arriva sulla sua piattaforma Truth e scuote Washington. “C’è un enorme interesse sul tema”, scrive l’ex presidente, lasciando intendere che presto verranno divulgate informazioni governative finora rimaste riservate.
La tempistica non è casuale. Due giorni prima, in un’intervista televisiva, Barack Obama aveva scherzato: “Gli alieni sono reali, ma non ne ho mai visto uno”. Una battuta che Trump trasforma in un caso politico. Secondo il tycoon, l’ex presidente avrebbe sfiorato la rivelazione di materiale classificato, commettendo “un grave errore”.
Ma dietro lo scontro mediatico, secondo fonti di intelligence occidentali, si muoverebbe una strategia più ampia. Il punto non sarebbe stabilire se gli UFO esistano davvero. Il punto sarebbe come utilizzare il tema per ridefinire priorità economiche, industriali e geopolitiche.
Negli ultimi anni il lessico ufficiale è cambiato: non più UFO ma UAP, Unidentified Aerial Phenomena. Una formula tecnica che sposta la questione dal folklore alla sicurezza nazionale. Quando un fenomeno non è identificato, diventa potenzialmente una minaccia. E ogni minaccia giustifica investimenti straordinari.
Secondo analisti vicini agli apparati, la narrativa sugli UAP consentirebbe di aprire una nuova stagione di spesa pubblica massiccia in tecnologie strategiche: difesa spaziale, intelligenza artificiale, cybersicurezza, controllo satellitare, sistemi di sorveglianza avanzata. Una “economia dell’ignoto” capace di sostituire la guerra al terrorismo come motore industriale e leva di consenso.
In questo schema, la minaccia extraterrestre diventa un contenitore geopolitico flessibile. Non punta direttamente contro uno Stato preciso come Cina o Russia, ma legittima comunque una competizione tecnologica globale. È una minaccia senza confini, quindi richiede risposte senza confini.
Ed è qui che entra in gioco l’ipotesi più delicata: la creazione di un organismo sovranazionale dedicato alla sicurezza spaziale e digitale, con poteri coordinati su ricerca, difesa orbitale e infrastrutture critiche. Una struttura capace di concentrare risorse economiche e decisionali sopra il livello degli Stati nazionali.
Un simile assetto troverebbe terreno fertile nell’attuale convergenza tra apparati pubblici e grandi aziende tecnologiche. Figure come Elon Musk e Peter Thiel hanno più volte sottolineato la necessità di modelli decisionali più rapidi ed efficienti rispetto alle democrazie tradizionali, ritenute lente e burocratiche. Spazio, difesa e digitale sono i campi ideali per sperimentare questa integrazione tra capitale privato e potere pubblico.
Secondo le fonti, la narrativa aliena offrirebbe una cornice emotiva potente: l’umanità di fronte a una minaccia sconosciuta. In nome della sicurezza collettiva, si potrebbero accelerare procedure, concentrare fondi, ridurre controlli parlamentari. Il risultato? Sistemi più tecnologicamente avanzati, ma anche più centralizzati e meno trasparenti.
Trump, con il suo annuncio, si inserisce perfettamente in questo scenario. Da un lato intercetta l’interesse popolare per il mistero, promettendo trasparenza e rivelazioni. Dall’altro si posiziona come arbitro politico del dossier più sensibile: chi controlla il segreto, controlla la narrativa. E chi controlla la narrativa, controlla il potere.
La vera domanda, allora, non è se esista vita oltre la Terra. La domanda è se il tema UFO stia diventando il grimaldello per riscrivere le regole del gioco globale, ridefinendo sovranità, economia e libertà individuali in nome di una sicurezza sempre più tecnologica e sempre meno negoziabile.
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