Sulla rivista scientifica internazionale SCI (MDPI) è stato pubblicato un nuovo contributo di punta della ricerca italiana sul rapporto tra intelligenza artificiale e criminalità.
Il lavoro, intitolato “A Review of Crime at Machine Speed: Criminological Aspects of Artificial Intelligence’s Industrialisation of Deception” (Una recensione di “Crime at Machine Speed: aspetti criminologici dell’industrializzazione dell’inganno dall’intelligenza artificiale”), è stato redatto dal Professor Tommaso Spasari, docente di Medicina legale e di Biodiritto presso l’Università degli Studi Niccolò Cusano, in collaborazione con la Prof.ssa Giovanna Ricci e con i dottori Paolo Bailo, Ascanio Sirignano, Giulio Nittari, Giuseppe Visconti e Giuliano Pesel.
L’articolo è liberamente accessibile al seguente link: https://www.mdpi.com/2413-4155/8/3/54
Il testo prende spunto dal dibattito internazionale sulla cosiddetta “AI‑crime” - l’intelligenza artificiale al servizio della criminalità - un tema ampiamente analizzato in diversi lavori che evidenziano come l’IA possa non solo ottimizzare, ma anche “industrializzare” la frode, la disinformazione e altri tipi di inganno su larga scala.
Il Professor Spasari e il suo team ne propongono una lettura criminologica aggiornata, con un focus su come l’automazione delle truffe, la manipolazione cognitiva tramite modelli generativi e l’uso massivo di dati personali stiano trasformando la natura stessa del reato, accelerandone la velocità di esecuzione e diffusione.
Il titolo “Crime at Machine Speed” richiama proprio questa idea: reati non più “umani” nei tempi e nei ritmi, ma organizzati come processi industriali, in cui l’inganno è prodotto e replicato alla velocità delle macchine.
Nell’articolo si propone un’analisi sistematica del modo in cui l’intelligenza artificiale sta cambiando la catena criminale: dalla progettazione del reato alla sua esecuzione, fino alla disinformazione e alla fuga delle tracce.
Tra i temi centrali affrontati nello studio spiccano:
Il lavoro sottolinea poi i rischi legati a una crescente responsabilità indistinta tra umano e macchina, con la possibile comparsa di “responsibility gaps”: situazioni in cui non è più chiaro chi debba rispondere penalmente di un danno generato da decisioni automatizzate o da reti complesse di agenti artificiali.
Il saggio si inserisce in un quadro di ricerca che, in Europa e negli Stati Uniti, sta cercando di definire una criminologia delle macchine capace di dialogare con le nuove tecnologie e le normative emergenti.
La pubblicazione sulla rivista internazionale SCI (MDPI) conferma il ruolo del gruppo di ricerca italiano come interlocutore autorevole in questo ambito, capace di leggere fenomeni tecnologici complessi con gli strumenti propri della criminologia, ma con un’attenzione particolare anche alle implicazioni etiche e sociali.
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