A tre mesi dal via dei Mondiali 2026, organizzati da Stati Uniti, Messico e Canada, l’inasprimento tra Teheran e Washington rischia di avere effetti anche sul calcio. Le tensioni seguite agli attacchi contro l’Iran aprono interrogativi sulla partecipazione della nazionale asiatica alla Coppa del Mondo 2026.
In un contesto così delicato, lo sport passa inevitabilmente in secondo piano, ma l’eventuale rinuncia iraniana creerebbe un caso senza precedenti a ridosso del torneo.
L’Iran ha conquistato sul campo la qualificazione e, secondo il calendario, dovrebbe debuttare il 15 giugno a Los Angeles contro la Nuova Zelanda, per poi affrontare Belgio ed Egitto. Tuttavia, le parole del presidente federale Mehdi Taj hanno alimentato i dubbi: la decisione definitiva spetterà alle autorità del Paese e l’impatto della crisi “sarà inevitabile”.
La federazione non ha annunciato un ritiro ufficiale, ma il clima resta incerto. La FIFA, per ora, osserva senza esporsi. Il segretario generale Mattias Grafstrom ha ribadito l’obiettivo di organizzare un Mondiale sicuro, evitando commenti prematuri.
Il regolamento della Coppa del Mondo FIFA 2026 definisce in modo chiaro le sanzioni economiche. L’articolo 6.2 prevede una multa di almeno 250mila franchi svizzeri per il ritiro entro 30 giorni dalla prima gara, cifra che sale ad almeno 500mila in caso di rinuncia più tardiva. Inoltre, la federazione dovrebbe restituire i contributi ricevuti per la preparazione al torneo.
Più delicato il tema della sostituzione. L’articolo 6.7 stabilisce che, in caso di ritiro o esclusione, sarà la FIFA a decidere “a propria esclusiva discrezione” come procedere, potendo scegliere un’altra associazione da inserire al posto della squadra uscente. Una formula ampia, che lascia spazio a diverse interpretazioni.
In questo scenario si inserisce inevitabilmente il nome dell’Italia. Se gli Azzurri non dovessero ottenere la qualificazione nella sfida contro l'Irlanda del Nord il 26 marzo, un’eventuale rinuncia iraniana potrebbe riaccendere speranze di ripescaggio. Il regolamento non esclude esplicitamente questa possibilità e la discrezionalità FIFA potrebbe teoricamente premiare una federazione storica.
Allo stesso tempo, appare plausibile che venga favorita una nazionale della stessa confederazione asiatica, per equilibrio sportivo e geografico. Molto dipenderà dall’evoluzione geopolitica nelle prossime settimane. Oggi l’unica certezza è che, in caso di rinuncia iraniana, la decisione finale spetterà alla FIFA.
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