10 Mar, 2026 - 09:16

Orban chiede all’UE di revocare le sanzioni russe mentre schizzano i prezzi del petrolio

Orban chiede all’UE di revocare le sanzioni russe mentre schizzano i prezzi del petrolio

L’impennata dei prezzi del petrolio, aggravata dalla guerra in Iran, ha spinto il primo ministro ungherese, Viktor Orban, a chiedere all’Unione Europea la revoca delle sanzioni sull’energia russa. La situazione si inserisce inoltre nel contesto della campagna elettorale ungherese, che potrebbe determinare la continuità del governo Orban.

Orban chiede all’UE la revoca delle sanzioni sull’energia russa

Il primo ministro ungherese ha esortato l'Unione europea a revocare le sanzioni sull'energia russa. La mossa di Orban è arrivata il 9 marzo 2026, in un contesto in cui i prezzi del petrolio hanno raggiunto le tre cifre per la prima volta dal 2022, superando i 119 dollari al barile.

"Il blocco petrolifero ucraino e la guerra in Medio Oriente stanno facendo schizzare alle stelle i prezzi del petrolio. L'Europa deve agire. Oggi ho scritto al Presidente Costa e a Von der Leyen chiedendo la revisione e la sospensione delle sanzioni all'energia russa", ha affermato il leader ungherese in un post su X.

La guerra in Iran ha contribuito a far aumentare il prezzo del petrolio sui mercati internazionali, provocando un incremento dei costi di benzina e gasolio in tutto il mondo. Mentre i mercati reagiscono rapidamente alla crisi in Medio Oriente, le capitali europee sono chiamate a ridurre l'impatto sia sulle economie sia sui consumatori.

Misure interne dell’Ungheria per calmierare i prezzi

Il primo ministro ungherese ha inoltre dichiarato che il governo limiterà i prezzi del carburante a partire dal 10 marzo. Budapest sbloccherà le riserve strategiche di petrolio per aumentare l’offerta sul mercato e garantire la disponibilità di carburante.

Orban sta affrontando la campagna elettorale che potrebbe decidere la continuità del suo governo. Le elezioni parlamentari in Ungheria si terranno il 12 aprile. Il partito di Orban, Fidesz, è in svantaggio rispetto al Tisza di Peter Magyar, che rappresenta una notevole opposizione contro il primo ministro ungherese.

L’Ungheria si trova sotto pressione poiché l'oleodotto Druzhba, che trasporta petrolio russo, è fermo dal 27 gennaio a causa di danni provocati da un attacco russo in Ucraina. Questa sospensione dei flussi di petrolio ha generato tensioni politiche tra Budapest e Kiev.

L’Unione europea ha imposto sanzioni sulle importazioni di petrolio russo nel 2022, a seguito dell’inizio della guerra in Ucraina.

Possibile intervento degli Stati Uniti

Secondo quanto riportato da Reuters il 9 marzo, citando tre fonti a conoscenza dei piani, l’amministrazione americana guidata da Donald Trump valuta la possibilità di ridurre le sanzioni sul petrolio russo per contribuire a contenere l’aumento dei prezzi globali dell’energia.

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