Era il 10 marzo del 1876, esattamente 150 anni fa, quando Alexander Graham Bell effettuò con successo la prima chiamata telefonica. Cosa si sono detti? Qual è stata la prima conversazione della storia? Sono le domande che si pone La Nazione che ricorda che tutto partì da Firenze, dal teatro della Pergola, e da Antonio Meucci.
Il 31 ottobre del 1833 è una data fondamentale per l’invenzione del telefono. Quel giorno infatti Antonio Meucci veniva assunto al teatro della Pergola come apprendista macchinista. È qui che l’ingegnoso fiorentino di San Frediano sperimentò un tubo metallico fornito di appositi dispositivi esterni ed interni che, dal fondo del palcoscenico, portava la voce fino alla massima altezza del piano scenico. L’invenzione fu realizzata per andare incontro alle esigenze dei ‘soffittisti’, tecnici addetti alle manovre di scena, che dovevano comunicare dall’altezza di diciotto metri con i colleghi sul palcoscenico, dando così vita all’antenato del futuro telefono che Meucci perfezionerà negli Stati Uniti.
Era il 14 febbraio 1876 quando il giovane inventore di origine scozzese Alexander Graham Bell depositò allo U.S. Patent Office una richiesta formale di brevetto per il telefono, una tecnologia destinata a rivoluzionare le comunicazioni umane. Lo stesso giorno, ricorda il quotidiano, appena poche ore dopo, l'ingegnere statunitense Elisha Gray presentò un caveat (cioè una dichiarazione preliminare d'invenzione) per un dispositivo simile: una coincidenza che aprì una delle dispute più celebri della storia dell'innovazione tecnologica. Sulla base della tempistica con cui furono presentati i documenti, il 7 marzo dello stesso anno venne riconosciuto a Bell il brevetto numero 174.465, che descriveva un metodo per trasmettere la voce umana tramite segnali elettrici. Era l'atto di nascita ufficiale del telefono.
La paternità dell'invenzione diventò però oggetto di lunghi contenziosi legali. Nel 2002 la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, pur senza annullare il brevetto di Bell, ha approvato una risoluzione che riconosce il contributo pionieristico di Antonio Meucci allo sviluppo del telefono: nel 1871 l'inventore italiano aveva infatti depositato presso l'Ufficio brevetti statunitense il caveat numero 3335 dal titolo 'Sound Telegraph', in cui descriveva la sua invenzione in attesa di trovare il denaro necessario per depositare un brevetto regolare. Il caveat, però, era poi scaduto nel dicembre 1874 senza essere più rinnovato. Meucci, massone, morì povero ma si deve a lui l’invenzione di uno strumento, il telefono, che non so se allunga la vita come dice uno spot pubblicitario ma di sicuro l’ha cambiata.
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