L’affluenza al voto per il referendum sulla giustizia è un ottima notizia comunque vada a finire. Solo domenica 22 marzo si è stimata un’affluenza del 45% di persone, che si sono recate alle urne in una soleggiata giornata di primavera, questo è molto più di un segnale di speranza. Sono un dato che racconta la voglia della gente di partecipare, un segnale intenso e in controtendenza con i precedenti continui cali dell’affluenza, che fa ben sperare in un mondo in guerra.
Infatti dopo una serie di tornate elettorali sconfortanti, in termini di partecipazione al voto, questo referendum è stata un’inversione non prevista da nessun sondaggio. Le analisi demoscopiche indicavano un’affluenza, che nelle migliori delle ipotesi, sarebbe stata intorno al 50%, invece l’affluenza è arrivata addirittura attorno al 60%.
Il dato è sorprendente per innumerevoli fattori, primo tra tutti il fatto che, il referendum sulla giustizia non è chiaramente figlio dell’interesse popolare, versa su temi tremendamente tecnici come: la separazione delle carriere dei magistrati e lo sdoppiamento del consiglio superiore della magistratura. Affluenza che si vide cosi cospicua alle politiche del 2022, dove andarono a votare sei persone su dieci, molte di più di quelle che andarono votare alle europee del 2024.
L’affluenza non era scontata dato le difficoltà che hanno incontrato i fuori sede, costretti a tornare al comune di residenza elettorale per votare, e non hanno potuto votare nella regione dove studiano/lavorano; complicanza ulteriore data dall’aumento dei biglietti dei mezzi di trasporto e la vicinanza con il ponte dato dalle feste imminenti.
Ciò a cui stiamo assistendo è una fortissima polarizzazione attorno al governo Meloni. Il popolo si è sentito chiamato a difendere o a superare la costituzione del 1948. Questo tipo di dibattito poteva spaventare, ma non davanti dati cosi positivi, che mostrano un popolo interessato alla politica.
Persone che credono davvero che con un voto e con una singola partecipazione, si possano cambiare le cose. I rischi della democrazia infatti sono questi : il disinteresse, l’inazione, la disillusione, l’idea che votare non serva a nulla. Ciò avviene, quando la gente si tira fuori dal sistema, lasciando che chi decida siano questo o quel gruppo di potere.
In un mondo in continuo cambiamento, dove anche le più fondate certezze : l’unità dell’Occidente, il ripudio della guerra e l’immanenza della democrazia, sembrano essere messe in discussione. Vedere una nazione che ha voglia : di contare, di decidere, dire la propria e di votare è un qualcosa che ci fa guardare avanti con speranza.
Ancor di più se si mobilitano persone che non votano da anni, o che fino ad ora non avevano mai votato, come se il referendum li abbia svegliati. Il no ha vinto con una percentuale del 54,4% sul si che conta solo il 45,6%. Ma per i motivi sopra citati abbiamo vinto tutti.
A cura di Sara Del Regno
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