24 Mar, 2026 - 14:39

Gli italiani a letto? Altro che latin lover: i numeri del Censis smontano il mito

Gli italiani a letto? Altro che latin lover: i numeri del Censis smontano il mito

Cade il mito dell'italiano seduttore? Secondo l'ultimo rapporto Censis sul "Piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali", siamo un popolo molto più fedele di quanto si racconti.

Dallo studio, realizzato su un campione rappresentativo di 1000 intervistati tra i 18 e i 60 anni, emerge che l'80,4% degli italiani avrebbe rapporti sessuali esclusivamente con il proprio partner stabile, mentre solo il 12% afferma di avere rapporti con partner occasionali, e una minoranza del 6,2% combina relazioni stabili con esperienze occasionali.

Il quadro che emerge è quello di una società che, pur vivendo trasformazioni culturali e digitali, mantiene una forte centralità della coppia.

Anche la soddisfazione sessuale appare legata alla stabilità: il 68,9% di chi è in una relazione si dichiara soddisfatto, contro appena il 29,8% dei single.

Inoltre, il 67% degli italiani ritiene che nelle relazioni durature non sia inevitabile cadere nella noia, ma che questa possa essere prevenuta con impegno e complicità.

Italiani infedeli? I numeri del Censis dicono altro

Uno dei luoghi comuni più diffusi sugli italiani è quello di essere dei latin lover incalliti. I dati del Censis, però, raccontano una realtà diversa. La grande maggioranza della popolazione adulta si riconosce in un modello di coppia esclusivo e stabile.

L’80,4% che dichiara di avere rapporti solo con il partner rappresenta una percentuale molto alta, che ridimensiona l’idea di una diffusa infedeltà.

Non solo: uomini e donne sembrano condividere una visione abbastanza simile della relazione. Il 63% degli uomini e il 71,2% delle donne sono convinti che la monotonia non sia una condanna inevitabile nelle relazioni di lunga durata.

Questo suggerisce una crescente attenzione alla qualità del rapporto e alla costruzione di un’intimità che resista nel tempo.

La fedeltà, quindi, non appare come un obbligo imposto, ma come una scelta consapevole, legata anche al benessere personale.

I dati sulla soddisfazione sessuale lo confermano: chi vive una relazione stabile tende a sentirsi più appagato rispetto a chi è single o vive relazioni occasionali.

Porno sì, ma con moderazione (e spesso in coppia): le nuove abitudini hot degli italiani

A cambiare, tuttavia, sono le abitudini degli italiani a letto. Accanto alla stabilità di coppia, infatti, emergono però anche nuovi comportamenti legati alla sessualità e alla condivisione dell’intimità.

Il consumo di contenuti pornografici, ad esempio, è molto diffuso: il 59,3% degli italiani dichiara di guardare porno da solo, con una forte differenza di genere (76,6% degli uomini contro il 41,5% delle donne).

Interessante è anche il dato relativo alla visione in coppia: il 26% degli italiani guarda porno insieme al partner. Una pratica che sembra attraversare tutte le fasce d’età, con percentuali simili tra giovani, adulti e over 45. 

Per molti, inoltre, ha una funzione “educativa”: il 38,9% degli italiani è convinto che guardare porno permetta di imparare cose nuove e migliorare la propria sessualità.

Un dato che evidenzia come l’approccio al sesso stia diventando più aperto e meno legato a tabù, pur restando ancorato alla dimensione di coppia.

Flirt 2.0: tra social e sexting, così nasce (oggi) l’intimità

La rivoluzione digitale ha inevitabilmente influenzato anche il modo in cui le persone si conoscono e vivono la sessualità.

Secondo il rapporto, il 32,5% degli italiani tra i 18 e i 60 anni ha conosciuto partner sessuali tramite i social media. Un fenomeno ormai consolidato, soprattutto tra i più giovani.

Le pratiche legate alla sessualità online sono piuttosto diffuse: tra i 18-34enni, il 43,4% pratica sexting, il 31,2% invia immagini a contenuto sessuale e il 28,3% ha sperimentato forme di intimità a distanza. Percentuali che diminuiscono con l’età, ma restano comunque significative anche nelle fasce più adulte.

Non manca anche una crescente apertura sui temi dell’identità: il 16,3% degli italiani non si riconosce in una definizione di genere esclusiva, con percentuali più alte tra i giovani. Inoltre, oltre il 75% ritiene che in Italia ci siano ancora troppe discriminazioni verso le persone non eterosessuali o non cisgender.

Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una società in evoluzione: fedele e legata alla coppia, ma allo stesso tempo più aperta, digitale e consapevole delle diverse sfumature della sessualità.

 

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