Non è una partita come le altre. Giovedì 26 marzo l’Italia affronterà a Bergamo l’Irlanda del Nord nella semifinale dei playoff mondiali, appuntamento che vale una stagione intera. In caso di successo, gli azzurri torneranno in campo martedì 31 marzo per la finale contro la vincente di Galles-Bosnia ed Erzegovina.
La Nazionale di gattuso cerca una qualificazione che manca dal 2014, dopo le esclusioni del 2018 e del 2022. Un’altra delusione peserebbe molto, non solo sul piano sportivo ma anche su quello economico. Scopriamo allora i dettagli da questo punto di vista.
La qualificazione ai Mondiali 2026 garantirebbe un guadagno immediato importante. Ogni nazionale partecipante riceverà almeno 10,5 milioni di dollari: una parte come contributo alla preparazione e una parte come premio minimo per la partecipazione al torneo. Si parla di circa 9 milioni già assicurati soltanto con il pass per la fase finale.
Più avanti si arriva nel torneo, più aumentano gli incassi, con premi che crescono turno dopo turno fino a raggiungere i 50 milioni di dollari per la squadra vincitrice. La qualificazione, quindi, non è solo un traguardo sportivo, ma anche un punto fondamentale per la FIGC.
Il sistema dei premi è strutturato in modo progressivo e premia i risultati sul campo. Alla base c’è il contributo garantito a tutte le nazionali qualificate, a cui si aggiungono bonus per ogni fase superata. Passare il girone significa aumentare in modo significativo gli introiti, mentre avanzare nelle fasi a eliminazione diretta porta a incassi sempre più alti.
Oltre ai premi FIFA, la qualificazione attiva un sistema economico più ampio. Sponsor, diritti televisivi, accordi commerciali e merchandising generano entrate aggiuntive. La presenza al Mondiale aumenta anche la visibilità internazionale, con effetti positivi sull’immagine della Nazionale e sull’intero movimento calcistico italiano.
I precedenti aiutano a capire l’importanza della qualificazione. L’Italia non ha partecipato ai Mondiali del 2018 e del 2022, con conseguenze pesanti sul piano economico. L’assenza dal torneo ha comportato la perdita dei premi FIFA e una riduzione delle entrate legate a sponsor e diritti.
Le stime parlano di un impatto complessivo da oltre 100 milioni di euro tra danni diretti e ricadute indirette. Meno visibilità, minore interesse commerciale e un sistema che ha perso slancio. Per questo motivo, il ritorno ai Mondiali diventa ancora più significativo per la nostra nazionale.
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