Conte e Schlein provano a fare pace sull'Ucraina dopo le polemiche delle ultime ore.
I due leader del campo largo si sono ritrovati questa mattina - sabato 28 marzo - alla convention di +Europa "Tutta l'Europa che manca" nella Capitale, e hanno parlato di Unione Europea, ma anche di atlantismo e del sostegno a Kiev nella guerra contro la Russia.
Dichiarazioni in cui entrambi i leader hanno provato a moderare le reciproche posizioni, da cui è evidente la volontà di trovare un terreno comune che potrebbe essere l'impegno per una svolta negoziale.
E' ancora caldo lo scontro innescato ieri dalle parole del deputato del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli, che in un'intervista a Radio 24 aveva detto che con il M5s al governo non si sarebbero più inviati aiuti militari in Ucraina. Parole a cui aveva replicato il senatore riformista del PD Filippo Sensi, dicendo che con il Pd al governo il sostegno a Kiev non sarebbe mai venuto meno.
Il nodo Ucraina continua ad essere il più complesso e difficile da sciogliere per i leader progressisti, che nelle prossime settimane e mesi dovranno 'scrivere' un programma comune con cui sfidare Giorgia Meloni e il centrodestra, mentre le posizioni sul sostegno a Kiev continuano ad essere distanti.
Questa mattina i due leader di Pd e M5S, ospiti di Riccardo Magi e Emma Bonino, sono intervenuti anche sulla questione Ucraina.
Dichiarazioni prudenti, per evitare di alimentare ulteriormente la polemica in corso. Dichiarazioni che potrebbero essere addirittura lette come un tentativo di distensione.
Elly Schlein, ha ribadito il sostegno all'Ucraina in quanto 'popolo invaso', sottolineando però che gli investimenti comuni europei devono allargarsi alla competitività, alla difesa comune e ad "un grande piano sociale europeo".
Schlein mantiene una linea ferma sul sostegno a Kiev, ma sceglie un profilo prudente, evitando di alimentare lo scontro interno al campo progressista.
Giuseppe Conte ha ammesso che sul conflitto ucraino esistono sensibilità diverse nel campo largo, ma ha anche ricordato di essere stato promotore di una risoluzione comune in cui si riconosceva che "l'aggressione russa va assolutamente sanzionata", e che quindi "di fronte a un'allettante e conveniente presso del gas russo, noi non lo dobbiamo acquistare fino a quando non ci sarà un trattato di pace".
E il sostegno all'Ucraina?
Nell'evidenziare gli aspetti che accomunano il pensiero M5S agli alleati del Pd, Conte ha sottolineato la necessità di lavorare come Europa alla svolta negoziale e di continuare a difendere il popolo ucraino:
"cerchiamo di difendere con le unghie e i denti la popolazione ucraina, ma mettiamo fine a questo conflitto perché non c'è possibilità di coltivare un'escalation militare all'infinito".
Conte non modifica la sua linea di fondo, non fa riferimento all'invio di armi, ma la riformula in chiave più costruttiva, affiancando alla richiesta di negoziato un esplicito richiamo alla difesa dell’Ucraina.
Non accenna a placarsi, tuttavia, la polemica suscitata dalle dichiarazioni di Patuanelli. Mentre i leader smorzano il conflitto, pezzi del PD ribadiscono linee rosse non negoziabili.
Oggi in un'intervista al "Riformista", l'ex ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha chiarito che il sostegno all'Ucraina resta per il PD un punto non negoziabile anche nel confronto con il M5s in vista di un'eventuale alleanza di governo. Verrebbe da chiedersi, a questo punto, se il messaggio fosse indirizzato ai pentastellati o alla sua segretaria.
Sul supporto militare a Kiev, Guerini avverte che “non ci sarà mai da parte del Pd alcun passo indietro”.
L’esponente Dem sottolinea che, pur nella ricerca delle necessarie mediazioni politiche, il sostegno all’Ucraina rappresenta una “posizione inderogabile” e aggiunge che un’alleanza progressista non può non schierarsi “dalla parte della libertà dei popoli contro le pretese imperialiste putiniane”.
Anche per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, il sostegno all'Ucraina è imprescindibile. Nel suo discorso da padrone di casa durante la convention romana del suo partito, Magi ha auspicato che sia il "tratto unificante del campo largo".
ha detto Magi.
Intanto da Azione, Carlo Calenda, incalza governo e progressisti.
Ha chiesto Calenda che poi ha concluso:
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