Il giorno dopo fa ancora più male. La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali ha scritto una delle pagine più tristi del nostro calcio. La disfatta di Zenica è arrivata inaspettatamente, travolgendo tifosi, giocatori e allenatore. Una prestazione a dir poco vergognosa che, ancora una volta, ci impedirà di vedere la nostra nazionale protagonista ai prossimi campionati del mondo.
Una spiacevole abitudine che si rinnova per la terza volta consecutiva, portando con sé strascichi pesanti. L’ultima eliminazione era arrivata nel 2022 contro la Macedonia del Nord, dando seguito a quella del 2018 arrivata a San Siro con la Svezia. La disfatta con gli scandinavi ebbe lo stesso sapore di quella di ieri, ma questa volta il popolo azzurro spera che possano esserci cambiamenti radicali.
La sera del 13 novembre 2017 resta una ferita aperta nel cuore di tutto il popolo azzurro. A San Siro finì 0-0, ma bastò per condannare l’Italia all'eliminazione. Ventura si affidò al 3-5-2 con Buffon in porta, difesa formata da Barzagli, Bonucci e Chiellini. A centrocampo Candreva, Parolo, Jorginho, Florenzi e Darmian, mentre davanti Immobile e Gabbiadini.
Una formazione modesta che, fatta eccezione per la difesa, non sembra superiore a quella di oggi. L’Italia uscì dal Mondiale dopo 180 minuti senza segnare contro una Svezia solida ma non irresistibile. Una delusione enorme, figlia di scelte discutibili e una gestione più confusa che mai.
Nel 2022 contro la Macedonia del Nord il copione fu molto simile. Dominio territoriale, tante occasioni e nessun gol. Poi, al 92’, la rete di Trajkovski che spense ogni speranza. Una partita controllata ma mai chiusa, con errori sotto porta e poca lucidità nei momenti decisivi. Proprio come contro la Svezia. E oggi, dopo la disfatta in Bosnia, il rammarico è ancora più grande.
Tre esclusioni consecutive dal Mondiale impongono una riflessione profonda. Serve una rifondazione vera e in tempi rapidi, che parta dai vertici. Nonostante ciò, il presidente della FIGC Gabriele Gravina sta prendendo tempo e non sembra intenzionato a lasciare il proprio posto.
Diverso il discorso per il ct Gennaro Gattuso, che dopo la prestazione contro la Bosnia è pronto a farsi da parte. La sensazione è che serva un cambio netto, nelle idee e nelle persone. Così non si può andare avanti e il rischio è che questo incubo diventi la nuova normalità.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *