04 Apr, 2026 - 18:25

Per un messaggio su chat di WhatsApp si può essere licenziati

Per un messaggio su chat di WhatsApp si può essere licenziati

Fate attenzione quando scrivete messaggi su chat di gruppo su WhatsApp perché potreste essere licenziati. Con l’ordinanza numero 7982 del 2026, pubblicata il 3 aprile 2026, la Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell’utilizzo dei messaggi digitali nel contesto lavorativo, chiarendo in quali casi anche una comunicazione inviata tramite WhatsApp possa avere rilevanza disciplinare.
Secondo la Corte - scrive la rivista Diritto Mercato Tecnologia - il fatto che un messaggio sia inviato in una chat privata non è di per sé sufficiente a escludere conseguenze sul piano del rapporto di lavoro. Ciò che rileva è il contenuto della comunicazione, il contesto in cui viene inviata e la consapevolezza dell’autore di rivolgersi a più destinatari, con la possibilità concreta che il messaggio si diffonda.
La vicenda esaminata riguarda una lavoratrice che aveva condiviso, all’interno di una chat tra colleghi, un messaggio vocale contenente riferimenti a direttive aziendali interne, accompagnati da critiche espresse con toni offensivi. Il messaggio riportava inoltre modalità per aggirare i controlli aziendali. La Corte ha ritenuto che questo insieme di elementi fosse idoneo a compromettere il rapporto fiduciario con il datore di lavoro.

Una sentenza della Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento

La Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento evidenziando che una chat di gruppo non equivale a una comunicazione strettamente privata, poiché coinvolge più soggetti e rende prevedibile la circolazione del messaggio. Ha inoltre sottolineato che il contenuto offensivo e la diffusione di informazioni riservate costituiscono violazione degli obblighi di correttezza e fedeltà del lavoratore. Anche in assenza di una volontà diretta di divulgazione esterna, la prevedibilità che il messaggio possa essere condiviso da altri partecipanti integra comunque un profilo di responsabilità sufficiente a giustificare la gravità disciplinare.
La decisione ribadisce che le comunicazioni effettuate tramite strumenti digitali forniti dall’azienda devono essere considerate parte dell’attività lavorativa. In questo contesto, il datore di lavoro può legittimamente utilizzarle ai fini disciplinari, a condizione che i dipendenti siano stati informati sulle modalità di utilizzo e di controllo e che siano rispettate le regole in materia di protezione dei dati.
In sintesi, la Cassazione chiarisce che la dimensione privata dei messaggi non costituisce uno scudo assoluto. Quando il contenuto è oggettivamente lesivo e rivolto a più destinatari, anche una chat WhatsApp può avere rilevanza disciplinare, con effetti sul piano giuridico e organizzativo. Quindi attenzione a quello che scrivete, ma la raccomandazione vale anche per messaggi che non riguardano il lavoro. La parola d’ordine dovrebbe essere sempre e comunque “cautela”.

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