Olivia Paladino, compagna di Giuseppe Conte, ha deciso di chiudere la holding di famiglia che gestiva con la sorella Cristiana, ponendo fine a un’era dell’impero immobiliare costruito intorno al Grand Hotel Plaza di Roma.
La decisione, resa pubblica dagli ultimi verbali societari, riflette una situazione di profonde perdite accumulate negli ultimi anni nonostante una revisione del valore del patrimonio – soprattutto dell’hotel lungo via del Corso – arrivata grazie a una norma varata nel 2020 proprio dal governo guidato dal suo compagno.
La holding in questione è Agricola Monastero Santo Stefano Vecchio, la capogruppo che controllava a cascata le società del comparto Paladino, tra cui la Uneal che gestiva il Grand Hotel Plaza.
Secondo i verbali societari, citati da Open e altri organi di stampa, la società ha accumulato perdite superiori a 16 milioni di euro: a una perdita di esercizio di oltre 590mila euro si aggiungono perdite portate a nuovo da anni precedenti, che superano i 14,2 milioni.
Il rosso è poi ulteriormente aumentato nel 2025, rendendo impossibile la ricostituzione del capitale.
In questo contesto Olivia e Cristiana Paladino hanno deliberato lo scioglimento della holding, priva di liquidità sufficiente a tamponare i debiti senza mettere a rischio il patrimonio immobiliare residuo.
Parallelamente, le due sorelle hanno sciolto anche Immobiliare Roma Splendido, la società che detiene le “mura” dell’Hotel Plaza, l’unico asset di rilievo ancora in portafoglio, il cui bilancio risultava gravato da un profondo rosso di circa 15 milioni di euro.
La chiusura segna quindi una fase di ridimensionamento nonostante un immobile di pregio che resta comunque il fulcro del patrimonio familiare.
La rivalutazione del valore contabile del Grand Hotel Plaza è legata a delle misure introdotte nel periodo in cui Giuseppe Conte era presidente del Consiglio, prima nel quadro del decreto “Rilancio” nell'immediato post-Covid, poi attraverso norme che permettevano la rivalutazione degli immobili ai fini fiscali e contabili.
In particolare, queste disposizioni hanno consentito alla famiglia Paladino di rialzare il valore dell’edificio lungo via del Corso – stimato intorno ai 280‑300 milioni di euro – senza dover sostenere ulteriori uscite, usando la rivalutazione come garanzia per coprire i debiti pregressi e per rafforzare il patrimonio netto delle società.
Grazie a questo meccanismo, mentre le società di gestione registravano perdite di esercizio e un rosso crescente, il valore del “mattone” del Plaza Hotel è aumentato artificialmente, con notevoli benefici fiscali per il gruppo.
Oggi, con la holding in liquidazione e il rischio di cessione o ristrutturazione del Grand Hotel, questa rivalutazione gioca un ruolo centrale: se il Plaza dovesse essere messo in liquidazione, la famiglia Paladino resterebbe in sostanza con le sole mura dell’albergo, ma con un valore contabile gonfiato per effetto del decreto firmato da Conte.
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