Fabrizio Cicchitto per quasi sessanta anni è stato un protagonista della vita politica italiana. Nato socialista, nella corrente di sinistra guidata da Riccardo Lombardi, ha vissuto le varie stagioni politiche del Psi fino per poi passare a Forza Italia, mantenendo sempre una invidiabile lucidità di pensiero.
Ora Fabrizio Cicchitto porta in libreria un ricco volume, L’Odissea socialista, edito da Rubbettino, che ripercorre la storia del Psi dal 1921 al 2000, attraversando lo squadrismo fascista, la scissione comunista e il lungo periodo di clandestinità sotto il regime. Dopo la sorprendente affermazione del 1946, il partito smarrì la propria autonomia con il Fronte popolare, che fu recuperata solo negli anni ’50 con la rottura rispetto al Pcus. Seguì la stagione riformista del centrosinistra, poi interrotta dalle resistenze conservatrici.
La svolta arrivò nel 1976 con l’elezione a sorpresa del segretario Bettino Craxi, che condusse il Psi a diventare la terza forza politica e promosse un rinnovamento culturale e programmatico. Con il crollo del comunismo, però, prese forma, secondo l’autore, un disegno volto a liquidare i partiti di governo. Cicchitto interpreta Mani Pulite come un’azione giudiziaria unidirezionale che colpì il Psi e il suo leader, il quale reagì con una battaglia solitaria contro la narrazione dominante. La morte in esilio di Craxi chiude una vicenda complessa, oggi oggetto di profonde rivalutazioni istituzionali anche da parte di chi è stato avversario del leader socialista di cui si è parlato molto nelle ultime settimane quando è stato ricordato il no agli Stati Uniti che volevano usare la base siciliana di Sigonella.
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