Se a perdere la pazienza è anche lui, Mario Monti, l'uomo dei conti in ordine al quale nel 2011 l'allora Presidente Giorgio Napolitano affidò le chiavi dell'Italia a un passo dal burrone, c'è da tremare.
Quindici anni dopo, a un centimetro dall'abisso è il mondo intero visto che l'ex premier, ospite della trasmissione di Rete 4 "Realpolitik", ha definito il Presidente degli Stati Uniti vicino al fascismo e ha criticato la nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni in quanto, pur ritagliandosi il ruolo di pontiera tra Europa e Usa, non ha saputo farlo ragionare.
Il senatore a vita e ex premier Mario Monti ha sferrato un duro attacco al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, accusandolo di essere ideologicamente vicino al fascismo.
L'intervento, pronunciato con un tono formale ma intransigente, è andato in onda mercoledì 8 aprile nel corso della trasmissione condotta da Tommaso Labate "Realpolitik" su Rete 4.
L'intervista è stata aperta da un parallelo con "Il grande dittatore" di Charlie Chaplin.
Monti ha ravvisato in Trump somiglianze preoccupanti:
Pur precisando di non voler etichettare Trump come nazista, l'ex premier ha affermato che negli ultimi ottant'anni non si è mai vista una figura politica occidentale "così vicina ideologicamente al fascismo".
Per Monti, l'unica risposta efficace all'inquilino della Casa Bianca è un'Unione Europea coesa e determinata.
ha osservato l'ex premier. Al contrario, "se qualche volta gli si dice di no, può persino diventare ragionevole".
Quest'approccio richiede però "un’Europa un pochino più unita", ha sottolineato, criticando la frammentazione attuale del Vecchio Continente.
Monti ha poi rivolto lo sguardo alla premier italiana Giorgia Meloni, riconoscendole un "ruolo di primissimo piano" e chiarendo di non volerle "certamente dare lezioni".
Del resto, fino a dieci giorni fa, prima del referendum, Meloni è stata, per l'ex premier, "la personalità politica più forte dell’Europa".
Ma ora, per rafforzare l'unità europea, bisogna che la leader di Fratelli d'Italia "tessa un po’ più di filo sul telaio europeo", senza inseguire Trump nei suoi "castelli di egocentrismo pazzesco", come il cosiddetto Board of Peace.
L'intervento di Monti riaccende il dibattito sull'equilibrio transatlantico, quindi, in un momento cruciale per la guerra in Medio Oriente e di tensioni crescenti tra Ue e Stati Uniti.
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