Nei giorni scorsi ha suscitato una marea di polemiche il vecchio selfie ripescato da alcuni giornali di Giorgia Meloni con un uomo che sarebbe vicino al clan camorristico dei Senese.
Oggi, il Fatto Quotidiano torna alla carica, accostando a un boss sott'inchiesta a Milano il nome del presidente del Senato Ignazio La Russa, anche se quest'ultimo nulla c'entra con l'iniziativa dei magistrati.
Cosa sta succedendo allora?
È fin troppo palese che, dopo l'esito del referendum sulla riforma della giustizia, sia iniziata la lunga campagna elettorale che ci porterà alle elezioni politiche del prossimo anno. Con tanto di colpi bassi.
Ma, per Vittorio Feltri, questi episodi sono anche il segnale di un'opposizione "alla deriva, che ha smesso di fare politica per dedicarsi all'allusione e alla diffamazione".
Oggi, nella sua rubrica sul Giornale, il direttore Feltri si è soffermato sugli attacchi mediatici che stanno subendo i rappresentanti del partito di maggioranza relativa, Fratelli d'Italia.
Dopo Meloni, oggi è toccato a La Russa finire nel frullatore delle notizie e degli accostamenti che mirano a sporcarne l'immagine sul fronte della lotta alla mafia.
Sta di fatto che per Feltri non è altro che una manovra politica:
Per il direttore, sta accadendo proprio questo:
Qui Feltri ha ricordato le polemiche che hanno investito la premier quando ha deciso di farsi accompagnare dalla figlia Ginevra in alcuni suoi viaggi di lavoro all'estero.
Per Vittorio Feltri, in ogni caso, utilizzare anche i selfie per colpire mediaticamente gli avversari politici significa abdicare dalla politica:
Poi, il direttore ammette che anche lui ha dato l'ok a selfie con persone perfettamente sconosciute:
Il fatto è che "trasformare questo in un elemento di sospetto significa introdurre un principio pericoloso: quello per cui una persona diventa responsabile delle identità, delle storie e persino dei reati di chi, un giorno qualsiasi, le si è avvicinato per una fotografia".
Per Feltri, naturalmente, è un principio che non sta in piedi:
L'opposizione, allora, puntando sulle ombre, "ha rinunciato alla serietà". Anche se Feltri si dice convinto che, alla lunga, "le ombre non oscurano chi si vorrebbe colpire, ma rivelano la debolezza di chi le proietta".
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