Alla fine di un incontro con un centinaio di studenti delle scuole di giornalismo svoltosi nel Salone degli Specchi del Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lanciato un monito contro l'eccesso di potere.
Sono state parole che, pronunciate oggi hanno subito assunto il senso di una critica nemmeno tanto velata a Donald Trump dopo i suoi strali contro Papa Leone XIV e la premier Giorgia Meloni.
Senza mai pronunciare il nome del presidente Usa, Mattarella ha evocato il "pericolo dell'inebriamento" che il comando può provocare nei leader.
Il tutto mentre, nella stessa giornata di oggi, anche il Papa è tornato sui temi della pace. In Algeria, anche lui senza nominarlo, sembra aver parlato direttamente all'inquilino della Casa Bianca.
Mattarella ha aperto il suo intervento ricordando i lanci di agenzia sul messaggio inviato oggi stesso dal Papa all'Accademia pontificia delle Scienze sociali:
ha dichiarato il Capo dello Stato, consigliando la lettura del testo papale.
Nel messaggio, Leone XIV avverte esplicitamente dal "rischio dell'autoesaltazione", descrivendo il potere come una "forza che, se non temperata dall'umiltà evangelica, genera divisioni e ingiustizie".
Il Pontefice ha aggiunto:
Queste parole, pronunciate in mattinata in Algeria, hanno trovato eco immediato nelle riflessioni di Mattarella, che ha rivisitato un aneddoto di qualche anno fa, quando uno studente gli chiese come resistere alle tentazioni del potere: la risposta resta valida ancora oggi.
Per il Presidente Mattarella, due sono gli antidoti principali contro l'ebbrezza del comando.
Il primo è "l'equilibrio costituzionale tra i poteri", pilastro della democrazia italiana.
Il secondo, più intimo e personale, è l'autoironia:
Un invito diretto a tutti i leader globali, ma in particolare a Trump.
L'incontro con gli aspiranti giornalisti è stato per Mattarella anche l'occasione per una dura critica alla politica italiana.
Il Presidente ha strigliato partiti e forze parlamentari per il ritardo nell'assetto della Rai:
Un richiamo all'urgenza di assumersi le responsabilità istituzionali, in un contesto di stallo che prolunga l'incertezza sul futuro della tv pubblica.
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