La terza stagione di Euphoria è diversa anche nelle orecchie. E il ritorno della serie arriva già sotto una cattiva stella. Debutta su HBO Max dopo ben quattro anni di pausa, scetticismo, lutti nel cast, presunti malumori tra star, un trailer tutto diverso da come ci si aspettava e con un salto in avanti netto: i protagonisti non sono più liceali, la storia si sposta lontano dai corridoi della scuola e abbraccia paesaggi ampi, polverosi, quelli di un' America di frontiera.
Appena esce su HBO Max, si nota come l'attesissimo 3x01 sembri quasi l’inizio di un’altra serie: cruda da far storcere il naso e attorcigliare le viscere, disillusa e disperata, meno interessata al racconto “generazionale” di prima e più ossessionata dalla violenza, dalla sessualizzazione, dal denaro e dalla fama.
Euphoria cambia pelle come il serpente nel deserto che a un certo punto striscia e che Levinson si preoccupa di inquadrare. Per ben dieci minuti di serie si vede Rue vagare praticamente nel vuoto, la musica è sound orchestrale e “western”, quello di Zimmer, che vuole proprio porre l'accento sui deserti, sulle armi, sui nuovi poteri che ci sono gioco.
Le tracce del primo episodio qui:
Le suite di Labrinth, invece, lavoravano sull' amplificazione dell’interno dei personaggi, dava voce alle loro emozioni intime, alla loro psicologia. Già dal primo episodio, la mancanza di quella voce emotiva si sente nelle pause, nei silenzi, e soprattutto nei momenti in cui un tempo tutto sarebbe stato dedicato alla riflessione dei personaggi.
Nelle prime due stagioni, le camminate nei deserti di Rue, la solitudine di Cassie, o le fragilità segrete di Maddie, sarebbero esplose in un coro o in un gospel dissonante.
Nelle prime due stagioni, la musica di Labrinth spesso sembrava pure cucita addosso alle scelte di regia più azzardate: carrelli che girano su loro stessi, le inquadrature distorte, tutti quei momenti in cui l’immagine perde equilibrio e diventa quasi un trip psichedelico, erano spinti proprio dal suo sound.
Nel primo episodio di Euphoria 3, per esempio, questo fortissimo dialogo tra colonna sonora e macchina da presa non si percepisce quasi affatto: il nuovo stile western‑orchestrale è più legato ai paesaggi e all’azione.
I giri di camera e le deformazioni visive che associavamo al “Labrinth‑verse” qui praticamente non ci sono.
Le prime recensioni internazionali sono sono divise per opinioni di gradimento, ma concordano sull'impatto totalmente diverso. C’è chi, come Rotten Tomatoes ci ribadisce quanto la terza stagione sia ancora ipnotica da guardare ma sembri quasi un “nuovo show vestito da Euphoria”, complice il cambio di scenario e di colonna sonora. Altri parlano apertamente di un ritorno troppo distaccato dall'identità originale della serie, difficile da digerire.
C'è in effetti un approccio “più cinico e brutale, meno divertente”, e ciò che prima era audace adesso rischia di risultare forzato, esaperato, o addirittura stancante.
Dentro questa spaccatura, il suono ha un peso che si fa sentire ancor di più: Labrinth era, a tutti gli effetti, un narratore invisibile delle prime due stagioni, quello che teneva insieme il caos sullo schermo e le derive più estreme dei protagonisti.
Lo si vedeva già nel finale della prima stagione, quando Zendaya cantava e ballava “All For Us” nella sua sequenza astratta, costruita proprio sulla loro collaborazione.
E tornava in modo ancor più mistico nella seconda stagione, nella scena in chiesa di Rue sulle note di “I’m Tired”, il brano scritto proprio insieme a Zendaya e Sam Levinson e poi ripreso nel finale:
Guardando il primo episodio di Euphoria 3, la sensazione è proprio quella di assistere all'ennesimo lutto.
La presenza di Zimmer aiuta, sì, porta in dote della solidità, un respiro più cinematografico all'opera, sicuramente anche una coerenza con l’immaginario western del nuovo corso ideato dal regista.
Ma l’assenza di Labrinth è palpabile e triste per i fan. C'è tutto scoperto uno spazio preciso, quello che da il nome alla serie, l’euforia disturbante dei loop, dei colori, dei cori e le preghiere scomposte (ora che si parla anche di fede, più necessarie che mai).
Euphoria adesso sembra piacere meno perché ha perso attori, identintà e, forse, anche la sua più grande voce.
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