A oltre un anno dall'apertura delle nuove indagini sull'omicidio di Chiara Poggi da parte della Procura di Pavia, teorie, ipotesi e opinioni alimentano un dibattito sempre più acceso e confuso. Il rischio - in un contesto così esposto mediaticamente - è quello di perdere di vista i fatti, le informazioni essenziali. Ne abbiamo parlato con Carmelo Schininà, cronista giudiziario de La7, partendo dal principio.
"Tutto nasce da un esposto presentato dalla famiglia Poggi negli anni successivi alla sentenza che ha giudicato in via definitiva Alberto Stasi come colpevole, proprio sulla base del Dna - che già nel 2014 era stato discusso, senza essere attribuito a nessuno - trovato sui margini ungueali della vittima", spiega Schininà.
"Nel 2017, Sempio viene iscritto per la prima volta nel registro degli indagati, perché una consulenza di parte (dell'allora difesa di Stasi, ndr) aveva riscontrato una compatibilità di quel Dna con il suo. La sua posizione viene quasi subito archiviata. Fin quando, anni dopo, la Procura di Pavia non si è resa conto che forse non tutto era stato fatto con tutti i crismi".
Da lì la svolta. "Sono stati aperti due fascicoli paralleli: quello su Sempio, per omicidio in concorso con Stasi o con ignoti; e l'altro a Brescia, per capire se le indagini del 2017 furono archiviate presto dall'allora procuratore Mario Venditti in totale assoluta buona fede o per dolo, motivi di corruzione. Un'accusa pesante, che non è una sentenza", prosegue.
Al centro dell'inchiesta principale ci sono tre capisaldi, tre indizi che, per la Procura, potrebbero indicare un coinvolgimento di Sempio. Il primo è, ancora, il Dna. "La perita Denise Albani, nominata dal giudice per le indagini preliminari e quindi terza, lo ha attribuito alla linea paterna di Sempio. Si tratta di un Dna misto: contiene cioè anche il profilo di un altro soggetto, al momento ignoto. Ignoto 2".
Ci sono poi l'impronta 33, repertata sul muro delle scale che conducevano alla cantina di casa Poggi, dove fu trovato il corpo di Chiara, "che secondo la Procura è attribuibile a Sempio, anche se la difesa lo nega", e il famoso scontrino del parcheggio di Vigevano che l'attuale indagato consegnò ai carabinieri nel 2008, quando fu sentito insieme ad altri amici del fratello della vittima.
In quell'occasione, Sempio si fornì, in pratica, un alibi, sostenendo di aver trascorso la mattina del delitto fuori Garlasco, per andare in una libreria che trovò chiusa. "Sembrerebbe da una fonte attendibile che un testimone, probabilmente il vigile del fuoco amico della madre di Sempio, abbia sconfessato le sue dichiarazioni", spiega Schininà.
"Se dovesse emergere da elementi certi che è così, cioè che Sempio abbia cercato di produrre un alibi, anche se per la Procura tecnicamente lo scontrino non lo è mai stato (essendo senza targa e non identificando quindi univocamente un'auto, ndr), la sua posizione si aggraverebbe. Bisognerà capire a quel punto come deciderà di difendersi", prosegue il cronista.
Per il momento Sempio non è mai stato interrogato. Quando fu convocato, insieme a Marco Poggi e ad Alberto Stasi, il 20 maggio dello scorso anno, non si presentò. "Verosimilmente accadrà subito prima o dopo l'avviso di conclusione delle indagini, oppure in fase di udienza preliminare, davanti al giudice chiamato a decidere se rinviarlo o meno a giudizio", immagina Schininà.
Le prossime settimane saranno decisive. "Mi aspetto che entro metà maggio possano chiudere tutto e chiedere il processo per Sempio con un capo di imputazione probabilmente più definito rispetto a quello iniziale", anticipa ancora il giornalista. Parallelamente, potrebbe aprirsi la possibilità di una revisione del processo per Stasi.
"La Procura potrebbe avere tra le mani elementi a suo discarico, che lo tolgono dalla scena del crimine; non da ultimo, se l'indiscrezione dovesse essere confermata, il fatto che la Cattaneo possa aver spostato l'orario del delitto in un momento in cui aveva un alibi", conclude il cronista. "Il suo destino giudiziario potrebbe essere riscritto".
L'intervista completa al giornalista de La7 Carmelo Schininà sul canale Youtube di Tag24.
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