Lo stretto di Hormuz è stato riaperto? La risposta è no. Il transito delle navi attraverso il canale tra Iran e Oman rimane sostanziamente interdetto alla navigazione.
Dall'inizio della tregua solo poche imbarcazioni sono riuscite ad attraversare lo Stretto controllato dall'Iran, il resto è ancora fermo in rada con il loro carico.
Uno dei problemi principali è quello delle mine con cui il governo di Teheran avrebbe disseminato le acque del canale. Il governo statunitense ha avviato nei giorni scorsi un'operazione in solitaria per riaprire lo stretto, ma anche l'Ue si sta muovendo in maniera autonoma sul questo fronte.
Domani a Parigi, il presidente Emmanuel Macron ospiterà la conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, per fare il punto con gli alleati della "coalizione di volenterosi" sulle misure da adottare per consentire la riapertura del canale.
Una coalizione di cui fa parte anche l'Italia e questa mattina Palazzo Chigi ha comunicato la presenza della premier Giorgia Meloni all'incontro all'Eliseo.
Ecco gli ultimi aggiornamenti sulla situazione nello Stretto di Hormuz e a che punto è il piano dei "volenterosi" Ue.
I leader dei principale paesi che hanno aderito alla coalizione internazionale per la riapertura dello Stretto di Hormuz promossa da Regno Unito e Francia si incontreranno domani, venerdì 17 aprile, a Parigi per partecipare alla conferenza organizzata dal presidente francese, Macron e dal premier britannico, Keir Starmer.
Tra i leader presenti anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che proprio ieri - a margine dell'incontro a Palazzo Chigi con il leader ucraino Volodymyr Zelensky - aveva assicurato che nella crisi iraniana, l'Italia era pronta a fare la propria parte.
Intervenendo al Vinitaly a Verona, nei giorni scorsi, Meloni si era detta preoccupata per il caro energia.
Circa il 10% del petrolio italiano passa attraverso lo Stretto di Hormuz e la chiusura prolungata causata dalla guerra nel Golfo Persico sta mettendo a dura prova le capacità energetiche nazionali.
Da qui la decisione del governo di partecipare al piano europeo per consentire la ripresa della navigazione nel Golfo. Il piano, secondo, quanto rivelato dal Wall Street Journal dovrebbe articolarsi in tre fasi: evacuazione o assistenza alle navi bloccate; bonifica delle mine e degli ordigni; pattugliamento e scorta armata alle unità mercantili.
In parallelo, la discussione politica europea punta a rafforzare o adattare il mandato delle missioni navali UE già esistenti, in particolare Aspides, per aumentare la sicurezza dell’area.
Il piano non prevede il coinvolgimento degli Usa, particolare che potrebbe rendere la missione più accettabile per Teheran.
L'intervento dei volenterosi si inserisce, tuttavia, in un contesto di grandi tensioni. Il governo di Teheran ha fatto sapere in queste ore che qualsiasi intervento esterno sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz rischia di "complicare ulteriormente la situazione".
Rispondendo a una domanda sulle iniziative dell'Ue e di alcuni Paesi, tra cui la Germania, disponibili anche a colloqui diretti con Teheran sulla questione, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Irna, ha ribadito che la sicurezza dello Stretto è stata garantita dall'Iran "per decenni".
L'iniziativa degli alleati Ue non piace neanche a Trump, che nelle scorse settimane aveva cercato inutilmente di coinvolgere i partner Nato nell'operazione militare statunitense.
Il presidente americano ha definito "molto triste" il presunto piano europeo per riaprire lo Stretto di Hormuz senza il coinvolgimento degli Stati Uniti.
Ha dichiarato Trump a Fox News.
Ad oggi - giovedì 16 aprile - lo stretto di Hormuz non risulta pienamente riaperto e normalizzato. La riapertura annunciata con la tregua dell’8 aprile è stata solo parziale e temporanea, e già il 9 aprile il passaggio è tornato a essere bloccato o fortemente limitato.
Subito dopo, il traffico ha subito nuovi stop e forti rallentamenti. In pratica, l’operazione USA sta contenendo il problema, ma non lo ha ancora risolto.
Ha migliorato il controllo militare e favorito un passaggio selettivo, però non ha ancora prodotto una riapertura piena e affidabile dello Stretto di Hormuz.
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