A quasi 10 anni dalla scomparsa di Predrag Matvejevic’, il Dipartimento di Diritto e Istituzioni della LUISS gli ha dedicato una tavola rotonda dal titolo “Il Mediterraneo a Partire dal ‘Breviario’ di Predrag Matvejevic’”, nella mattinata del 15 aprile, nel Campus Luiss di Via Parenzo.
L’iniziativa promossa del prof. Antonio Punzi, Direttore del Dipartimento, si è inserita in un contesto più ampio, il Festival Nazionale del Diritto e Letteratura, giunto alla tredicesima edizione e promosso dal Dipartimento giuridico dell’Università di Reggio Calabria, iniziativa di cui è responsabile scientifico il prof. Daniele Cananzi. Il tema di questa edizione, sviluppato in vari contesti accademici, è stato: “Una casa dove abitano tutti. Pensare il Mediterraneo fra letteratura e diritto”
La tavola rotonda ha preso lo spunto dall’opera di Predrag Matvejevic’, che ha dedicato al Mediterraneo una riflessione costante, soprattutto raccolta in un’opera come il “Breviario Mediterraneo”, tradotta in 30 lingue e risultato di dieci anni di studi, come amava ricordare.
Alla tavola rotonda hanno partecipato Guglielmo de’ Giovanni-Centelles, Accademico Pontificio e Professore di Storia del Mediterraneo al Suor Orsola Benincasa, Salvatore Sfrecola, Procuratore Generale On. alla Corte di Cassazione ed Enrico Ferri, docente di Filosofia del Diritto all’Unicusano.
Nel presentare la Tavola rotonda, Antonio Punzi ha messo in risalto un tema ripreso nei vari interventi, caro allo stesso Matvejevic’ e che coinvolge la sfera geo-politica che il Mediterraneo evoca, ma pure la dimensione storica necessariamente collegata alla prima: quello che può definirsi insieme come un problema, una realtà o un’aspirazione, a seconda dei contesti e dei tempi. La possibilità/necessità di coniugare insieme varietà, complessità, particolarità ed un’identità che conservi la molteplicità ma allo stesso tempo la trascenda nella condivisione di comuni aspirazioni e progetti, in prima istanza quella di una convivenza pacifica e di un reciproco sostegno. Con una formula convincente Punzi ha evocato la necessità di ricercare per i popoli mediterranei un cammino unitario che sia altra cosa dalla riproposizione di un modello unico, esclusivo ed escludente, che pure ha attraversato nel corso dei secoli la storia del “Mare Nostrum”, di latina memoria.
In ambito politico, ad esempio, questo modello che tutela le specificità, ma le coniuga con un progetto unitario, può essere rappresentato dal sistema federativo, che Predrag Matvejevic’ considerava sicuramente apprezzabile, come nel caso della ex Jugoslavia, migliore di tanti regimi post-comunisti, per i quali aveva coniato la definizione di “democrature”, crasi fra democrazia e dittatura. Questi temi sono stati ripresi nelle diverse relazioni, ad esempio Guglielmo de’ Giovanni-Centelles, ha ribadito da prospettive diverse come nel Mediterraneo “la continuità prevalga sul territorio e l’unità sulla diversità”, aspetto ripreso da Salvatore Sfrecola che con una serie di esempi, tratti anche dal vissuto professionale, ha evidenziato la complessità delle dimensioni che il Mediterraneo evoca, coinvolgendo molteplici discipline, che ciononostante non offuscano un riferimento unitario che costantemente rimane sottotraccia.
Enrico Ferri ha ricordato come questo riferimento binario, alle particolarità come al quadro d’insieme, sia presente anche nell’approccio ermeneutico che ritroviamo in opere come “Breviario Mediterraneo” o “Venezia minima”, attraverso un approccio definito “a mosaico”, dove l’analisi minuziosa dei vari tasselli non offusca mai il quadro d’insieme, che non si riduce ad una mera sommatoria delle parti. In altri termini, Matvejevic’ quando parla del Mediterraneo scandaglia le molteplici realtà che lo contraddistinguono: dalle correnti marine alle erbe dei giardini di Venezia, dalle maree a certe abitudini e costumi dei popoli che lo hanno attraversato, abitato e razziato, dalla natura delle sue isole alla letteratura che lo ha narrato. Mantenendo allo stesso tempo la capacità di considerare queste componenti come parti di un tutto che lo identificano e lo arricchiscono.
Enrico Ferri ha sottolineato anche un altro insegnamento che si può ricavare dall’approccio ermeneutico e valoriale di Matvejevic’: la differenza, la varietà, la complessità che ritroviamo nei popoli e nelle culture che il Mediterraneo ha allevato, mostrano come il pluralismo e la differenza possano essere per un verso una scuola di tolleranza, perché insegnano che molti ed interessanti possono essere gli approcci esistenziali alle vicende umane, come pure che le diverse prospettive indicano diverse ma compatibili visioni e risposte alle stesse questioni. E questo accade anche nelle caratterizzazioni del Mediterraneo, sin dall’antichità teatro delle vicende di uomini e Déi, ma anche descritto da Platone come lo stagno sulle cui sponde gli uomini si pongono e gracidano come rane.
La tavola rotonda promossa dalla LUISS ha offerto momenti di stimolo e riflessione a studenti, dottorandi e giovani studiosi presenti, attraverso un tema e soprattutto uno studioso, che ha attraversato nella sua vicenda umana la caratteristica mediterranea fatta di ricchezza, pluralità e interconnessioni, ma anche di contrasti, opposizioni ed esclusioni.

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