Nel centrosinistra la parola “primarie” sembra essere stata momentaneamente accantonata.
Troppo divisiva, troppo prematura, soprattutto troppo rischiosa in una fase in cui l’unità del cosiddetto campo progressista resta più una necessità che una realtà consolidata.
Eppure, proprio mentre il tema viene accantonato, la competizione per la leadership continua a muoversi sottotraccia. Giuseppe Conte e Elly Schlein provano a riportare l'attenzione sui temi e sul programma del centrosinistra che è ancora da costruire.
E proprio sulla costruzione del programma e su quello che dovrà contenere che in queste ultime ore si sono concentrate le dichiarazioni dei due leader.
A distanza di poche ore e da due palcoscenici diversi — Roma e Barcellona — Giuseppe Conte ed Elly Schlein hanno rilanciato, quasi in parallelo, la loro idea di alternativa alla destra. Due linguaggi diversi, due strategie distinte, ma un perimetro politico sempre più sovrapposto.
Non è una sfida dichiarata. Ma nei fatti è una competizione già in corso, che non passa da investiture formali ma dalla costruzione di una leadership di fatto, misurata sulla capacità di occupare lo stesso spazio elettorale e narrativo.
È Conte ad aprire il fronte più immediato, scegliendo il terreno del programma come strumento di legittimazione politica e non solo di proposta elettorale. Con l’iniziativa “Nova – Parola all’Italia”, l’ex presidente del Consiglio punta a costruire un processo partecipativo che bypassi le strutture tradizionali dei partiti.
Ha dichiarato il leader M5s a margine dell'iniziativa di Nova oggi - sabato 18 aprile - a Roma.
Una scelta che ha una valenza politica evidente: rafforzare l’idea di un Movimento non mediato dalle élite organizzate e costruire un canale diretto con l’elettorato potenziale del campo largo. Un po' un ritorno alle origini.
aggiunge il leader del M5s.
Elly Schlein dal Global progressive mobilisation di Barcellona rilancia invece la necessità di una cornice politica comune del fronte progressista, capace di sfidare le destre su scala nazionale ed europea.
La segretaria dem lavora per consolidare la sua figura anche sul piano della credibilità internazionale, un elemento spesso considerato centrale nella costruzione di una leadership nazionale oggi.
Questo aspetto viene frequentemente messo a confronto, anche implicitamente, con Giuseppe Conte, che può invece vantare un’esperienza diretta da presidente del Consiglio.
Conte ha infatti già occupato il centro della scena internazionale nei vertici europei e nei momenti di crisi della pandemia, e questo gli consente di presentarsi con un profilo istituzionale già consolidato sul piano della politica estera.
La leader dem insiste sulla costruzione di un’alternativa non difensiva ma propositiva, che non rincorra le priorità della destra ma ne contrapponga di proprie.
Ma è sul terreno della politica estera ed energetica che emergono le differenze più nette tra i due leader, che si ritrovano ad esprimere pareri opposti sulla questione della ripresa dell'acquisto da parte dell'Italia delle forniture di gas russo.
Conte marca una differenza più netta rispetto all’asse progressista tradizionale. Il riferimento al gas russo e alla necessità di un negoziato internazionale apre infatti una linea destinata a restare controversa dentro il perimetro del centrosinistra.
Quando si parla di crisi energetica, l’ex premier insiste su una linea netta, ovvero, una possibile riapertura alle forniture di gas russo.
Conte chiarisce, quindi, che al momento non è possibile comprare il gas russo, ma che occorre avviare subito un negoziato per risolvere il conflitto ucraino.
Anche la leader dem risponde ad una domanda sul gas russo sottolineando che “non ci sono le condizioni", perché “ne tratterebbe profitto Vladimir Putin per alimentare la sua invasione criminale”.
La leader del Pd ha accusato il governo Meloni di aver fatto "la guerra alle rinnovabili” a differenza della Spagna che proprio grazie alle rinnovabili “è stata in grado di reggere molto meglio all’urto dell’oscillazione dei prezzi dell’energia” causate dalla guerra in Iran.
Il punto politico più rilevante non è la distanza tra le posizioni, ma la loro sovrapposizione. Conte e Schlein parlano entrambi di programma, di alternativa alla destra, di giustizia sociale ed energetica.
È qui che si inserisce la vera dinamica sotterranea: la leadership del centrosinistra non è formalmente aperta, ma è già implicitamente contesa.
Il ricorso alle premarie potrebbe essere un modo per risolvere la questione, ma al momento il dibattito su questo tema è stato messo in stand by, per evitare di creare tensioni, che potrebbero minare il percorso di costruzione dell'unità del campo progressista.
La competizione tra i leader dei due principali partiti, tuttavia, non si ferma. Una competizione silenziosa che si gioca sui contenuti, ma che in realtà riguarda la stessa domanda politica rimasta inevasa: chi, tra Conte e Schlein, è oggi il punto di riferimento dell’alternativa alla destra?
Per ora, la risposta non c’è. Ma la partita, nei fatti, è già iniziata.
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