Giuseppina Di Foggia, amministratrice delegata uscente di Terna, è al centro di una controversia per la richiesta di una buonuscita di ben 7,3 milioni di euro prima di passare alla presidenza dell'altra società energetica partecipata dallo Stato, l'Eni.
Finora, la super manager ha vantato un rapporto di fiducia con Palazzo Chigi.
Ma la questione della mega buonuscita prima di prendere le redini dell'altro gioiello di famiglia del Ministero dell'Economia, la mette in rotta di collisione con il ministro Giancarlo Giorgetti e la premier Giorgia Meloni.
Il nodo è finito anche sul tavolo di un consiglio d’amministrazione straordinario di Terna: il braccio di ferro rischia di ritardare le nomine nelle due società controllate da Cassa Depositi e Prestiti.
Nata a Roma il 16 luglio 1969, Giuseppina Di Foggia, 56 anni, è laureata in ingegneria elettronica alla Sapienza e specializzata in telecomunicazioni, con un master negli Stati Uniti.
La sua carriera da top manager inizia proprio nelle telecomunicazioni: ha ricoperto ruoli di responsabilità fino a diventare amministratore delegato e vicepresidente di Nokia Italia dal 2020, ed è stata premiata come migliore Ceo nel settore.
Nominata Amministratrice delegata e direttore generale di Terna il 9 maggio 2023 dal governo Meloni, è stata la prima donna a guidare una grande partecipata pubblica italiana dai tempi di Marisa Bellisario nel 1981, con un compenso annuo di 3,6 milioni di euro.
Sposata con due figli, Di Foggia è nota per la riservatezza ma si sa che ama viaggiare, la moda (soprattutto Armani), la musica, l'arte e i fiori (rose e orchidee soprattutto, per le quali il suo fiorista di fiducia fa aaffari d'oro).
Voluta fortemente da Giorgia Meloni – Di Foggia risulta amica della sorella Arianna – ha gestito Terna tra le critiche piovutele addosso per la sua inesperienza nel settore energetico e varie frizioni con il Cda, ma ha saputo circondarsi di un gruppo di manager fidati.
Recentemente è stata indicata dal Ministero dell'Economia per la presidenza dell'Eni, in sostituzione di Giuseppe Zafarana, con Claudio Descalzi confermato amministratore delegato.
Giorgia Meloni ha espresso forte irritazione per la pretesa di Di Foggia, che non rinuncia ai 7,3 milioni nonostante il passaggio da Terna all'Eni.
Stessa reazione da parte del ministro Giorgetti che ha fatto presente come ci siano delle norme di Cassa Depositi e Prestiti che proibiscono premi milionari ai manager statali.
In un periodo di grande preoccupazione per gli aumenti del costo dell'energia, dietro l'angolo c'è un danno d’immagine per il governo, che non vorrebbe trovarsi nella situazione di vedere i semplici cittadini pagare super bollette e top manager arricchirsi ancora di più.
Per questo, ci sarebbe una vera e propria trattativa in corso a Palazzo Chigi per convincere Di Foggia a un passo indietro.
La partita deve sbloccarsi entro i prossimi 6 e 12 maggio, quando sono in programma le assemblee per eleggere i nuovi vertici di Terna e Eni.
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