21 Apr, 2026 - 16:04

Esame forense tra riforma e incertezza: il confronto nazionale all’Università degli Studi Unicusano

Esame forense tra riforma e incertezza: il confronto nazionale all’Università degli Studi Unicusano

“Tra rigore e futuro: il destino dell’esame forense”. È il titolo del convegno nazionale ospitato oggi – martedì 21 aprile 2026 – dall’Università degli Studi Niccolò Cusano a Roma.

Un importante momento di riflessione su un tema di grande attualità, che incide in maniera determinante sulle vite di migliaia di giovani avvocati e aspiranti tali: l’esame di Stato per l’accesso alla pratica forense.

Un confronto che ha visto alternarsi sul palco dell’evento gli interventi di diverse personalità del mondo dell’avvocatura, giuristi e addetti ai lavori.  

A moderare il dibattito sono stati Livia Ventimiglia e Fabio Camillacci, di Radio Cusano.

Ad aprire i lavori il Rettore di Unicusano, prof. Fabio Fortuna, che ha sottolineato l’importanza di raccogliere la sfida di “avvicinare il mondo universitario al percorso professionale. L’obiettivo di una buona formazione è rendere possibile inserirsi nel mondo della professione”.

Esame forense 2026: senza proroga si torna alle tre prove scritte della legge 2012

L’esame forense è attualmente al centro di un complesso processo di rinnovamento, imperniato sul Disegno di Legge delega in discussione presso la Commissione Giustizia di Montecitorio.

Un processo di rinnovamento che, tuttavia, sta determinando una situazione di grande incertezza soprattutto per i giovani avvocati, che dovranno affrontare l’esame di abilitazione professionale nel dicembre di quest’anno.

L’incertezza riguarda le modalità di svolgimento delle prove di esame. Dal 2020 ad oggi l’esame si è svolto con una modalità semplificata per l'emergenza Covid, che prevede una sola prova scritta e un esame orale.

Nel decreto Milleproroghe 2026, tuttavia, non è stata prevista una proroga e il nuovo disegno di legge che prevede due prove scritte e una orale non è ancora stato approvato. La conseguenza di questa sorta di “vuoto normativo” è un ritorno alla vecchia legge del 2012, con tre prove scritte e una orale.

Questa – salvo interventi diversi – dovrebbe essere la prova che dovranno sostenere gli avvocati che faranno l’esame a dicembre 2026, pur essendosi preparati per la prova d’esame semplificato.

Un problema che è stato sollevato da molti dei relatori e soprattutto dall’avvocato Antonio Melillo, presidente della Commissione centrale Esame avvocato 2025/26, che ha auspicato una nuova proroga – solo per l’anno in corso – della modalità semplificata.

Melillo ha posto il problema dell’incertezza in cui si trovano in questo momento i giovani avvocati che si stanno preparando per sostenere l’esame a dicembre e che in pratica non sanno con quale formula lo faranno.

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“Passare all’improvviso da una sola prova scritta alle tre prove del vecchio sistema è un errore. È opportuno fare chiarezza, trovare una soluzione. Prorogare in attesa della riforma”.

Una posizione condivisa anche dall’avvocato Luigi Vingiani:

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“Almeno per quest’anno sarebbe opportuno prorogare la formula dell’emergenza Covid.”

Calo delle iscrizioni a Giurisprudenza: meno giovani scelgono la carriera forense

Un’altra criticità connessa all’istituto dell’esame forense emersa in tutti gli interventi è quella di una crisi dell’avvocatura, con un crollo importante degli iscritti alle facoltà di legge e con un numero sempre minore di laureati che decidono di dedicarsi alla professione forense.

Un tema sollevato anche dall’avvocato Nicholas Esposito, Consigliere presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“I numeri sono calati soprattutto tra chi vuole intraprendere la professione”, spiega Esposito che poi aggiunge:

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“Non possiamo avere un approccio iperteorico per l’esame. L’esame forense non deve essere una barriera per i giovani che vogliono inserirsi nel mondo del lavoro”.

In riferimento alla legge delega in discussione alla Camera ha poi spiegato:

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“Il legislatore sta cercando di armonizzare il sistema”.

Un punto di vista critico sulla riforma è stato espresso dal professore di Diritto Pubblico di Unicusano, Giovanni D’Alessandro:

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“Ci sono notevoli perplessità dal punto di vista della giurisprudenza”.

Perplessità che rendono l’impianto rischioso dal punto di vista costituzionale.

Dalle istituzioni agli avvocati: le proposte emerse dal convegno Unicusano

Tanti gli interventi tra cui quello della consigliera di Roma Capitale, Rachele Mussolini, che ha sottolineato l’importanza di iniziative come quella organizzata oggi dall’Università Unicusano per un “confronto fondamentale per trovare soluzioni innovative.”

L’avvocato Giovanni Romano, membro della Commissione centrale per l’esame di avvocato, ha puntato ancora l’attenzione sulla crisi del sistema dell’avvocatura.

In circa tre ore di confronto sono intervenuti anche il dott. Maurizio Villari, ex sostituto procuratore generale della Procura di Napoli, gli avvocati Emilio Longobardi, Giuseppe di Genio, Vasco Franzoni, Alfonso Maresca, Flavio De Nicolais, Antonio Nucera, Carlotta Toschi e il professore Luca Longhi.

Le conclusioni  sono state affidate al Direttore Scientifico della Scuola Forense Europea, l’avvocato Domenico Condello.

 

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