Un colpo al cerchio e uno alla botte, si sarebbe detto una volta. Marco Travaglio, del resto, proprio non ce la fa a condannare la Russia di Putin, anche quando parla tramite il propagandista Soloyev per insultare la premier Giorgia Meloni e il nostro Paese.
Ma tant'è: formalmente, il direttore del Fatto Quotidiano si mette al riparo accusando il giornalista del Cremlino di "ignobili insulti sessiti e alcolici".
Però, stringi stringi, sostiene che non è un problema, di lui nemmeno se ne dovrebbe nemmeno parlare. Né è cosa buona e giusta la scelta del ministro degli Esteri Antonio Tajani di convocare l'ambasciatore russo per la sua vicenda:
Leggendo l'editoriale di oggi sul Fatto Quotidiano, si capisce che Marco Travaglio, sul caso Soloyev, è d'accordo con Matteo Salvini. Per lui, da Mosca, sono arrivati insulti ai nostri vertici istituzionali di un privato cittadino, non di un propagandista di un regime che, tra l'altro, con la portavoce Maria Zakharova, non ha perso occasione di minacciarci e insultarci anche in questa occasione.
In Italia, in ogni caso, si dovrebbe parlare di ben altro, a detta del direttore del Fatto.
E quindi: anziché dare modo a Giorgia Meloni di farsi forza davanti agli insulti di Solovyev, l'informazione italiana, bando alle ciance e alla solidarietà bipartisan, per Travaglio, dovrenne soffermarsi "sul gioco delle tre carte della Meloni sull'accordo commerciale con Israele (...) e la fine tragicomica del governo che doveva risolvere una volta per tutte la piaga dell'immigrazione irregolare col famoso blocco navale e gli hotspot in Africa, e si è ridotto a traghettare qualche decina di migranti per il weekend in Albania in due centri che sono costati un miliardo prima di riportarli in Italia perché non possono restare lì"
Evidentemente, Travaglio ha scritto queste parole quando ancora non erano giunte le ultime notizie da Bruxelles.
Tuttavia: per la questione migratoria, a detta sempre del direttore del Fatto, servirebbero solo i "rimpatri forzati", ma Travaglio si rende conto che "costano un occhio ed esigono un lavoro diplomatico coi Paesi d'origine che i nostri sgovernanti non sanno fare". E comunque:
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