Per la Corte dei conti la riforma sulla responsabilità amministrativa promossa dal ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, potrebbe presentare profili di incostituzionalità.
Per questa ragione la Corte ha deciso di sollevare una questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte costituzionale, chiedendo di verificare se la cosiddetta “legge Foti” rispetti i principi sanciti dalla Costituzione.
La legge è stata approvata dal Parlamento a dicembre 2025 e modifica la disciplina del danno erariale, ovvero, il danno arrecato da un amministratore pubblico alle casse dello Stato. Nello specifico, la norma introduce un tetto massimo per il risarcimento del danno (il 30% del danno) e introduce alcune restrizioni al concetto di "colpa grave".
L’obiettivo della riforma, dichiarato dal governo, è ridurre la cosiddetta “paura della firma”, cioè il timore dei funzionari pubblici di prendere decisioni per timore di essere poi chiamati a rispondere economicamente in sede contabile.
Per la Seconda Sezione d’appello della Corte dei conti, tuttavia, la legge potrebbe entrare in conflitto con diversi articoli della Costituzione, da qui il ricorso alla Consulta.
Per farlo, la Corte ha emesso un’ordinanza abbastanza lunga (circa 80 pagine) e ha detto che i dubbi di incostituzionalità non sono banali o irrilevanti, ma seri e tali da meritare un giudizio della Consulta.
In particolare, la Corte dei conti obietta contro la parte della riforma che ricalcola al ribasso il danno erariale anche per i procedimenti già in corso quando la legge è entrata in vigore, anche se non erano ancora finiti.
Questo significa che, in molti casi, il danno che un pubblico ufficiale dovrebbe pagare viene ridotto anche dopo che il processo era iniziato, cambiando le carte in tavola mentre il giudizio è ancora in corso.
La Corte dei conti ritiene che questo meccanismo possa violare alcuni principi costituzionali: il principio di ragionevolezza (norme chiare e logiche, senza cambi improvvisi a procedimento in corso); la tutela giurisdizionale (diritto a un processo giusto e prevedibile, senza mutamenti improvvisi delle regole); il buon andamento della pubblica amministrazione (l’idea che la PA funzioni bene e senza favoritismi).
Tra gli articoli della Costituzione con cui la legge potrebbe entrare in conflitto secondo la Corte dei Conti ci sono gli articoli 3, 24, 28, 81, 97 e 111.
La riforma Foti è stata approvata definitivamente dal Parlamento il 27 dicembre 2025 ed è entrata in vigore come legge 7 gennaio 2026, n. 1.
Limita il danno erariale al 30% del pregiudizio accertato e, in ogni caso, al massimo al doppio della retribuzione lorda annua del condannato.
Ridefinisce in modo più restrittivo la nozione di “colpa grave”, aumentando la soglia di responsabilità per i funzionari e gli amministratori pubblici e introduce nuove regole di prescrizione e fa applicare le novità anche ai giudizi contabili già pendenti ma non definiti in via definitiva.
Prevede inoltre l’obbligo di copertura assicurativa per chi gestisce risorse pubbliche e amplia, in alcuni casi, il controllo preventivo della Corte dei conti.
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