La grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti, l'ex igienista dentale di Berlusconi nonché ex consigliera regionale di Forza Italia coinvolta nello scandalo “Ruby ter”, ha acceso una bufera politica che oggi è arrivata fino al vertice del governo.
Al centro del dibattito, ci sono, infatti, le responsabilità del ministro della Giustizia Carlo Nordio, a colloquio per un'ora con il sottosegretario Mantovano, e le parole con cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha deciso, almeno per ora, di difenderlo, scatenando però nuove richieste di dimissioni da parte delle opposizioni.
Interpellata dai giornalisti in occasione della conferenza stampa di presentazione del decreto “Primo Maggio”, Meloni ha voluto chiarire subito la linea del governo sul caso Minetti.
La premier ha ribadito di aver preso atto della decisione del Capo dello Stato che le concedeva la grazia dai giornali. In seguito, ha affermato che la competenza sul provvedimento di clemenza è del Presidente della Repubblica, non è sua. In definitiva, quindi, “non ci sono responsabilità politiche” nel percorso che ha portato alla concessione del beneficio.
Meloni ha dichiarato di “fidarsi” del ministro Nordio, sottolineando che ora è prioritario “ricostruire i fatti” e attendere i risultati delle verifiche richieste dal Quirinale e avviate dagli uffici del ministero e dalla Procura generale di Milano.
In sostanza, la presidente del Consiglio ha evitato una presa di distanza diretta da Nordio, ma ha riconosciuto che l’episodio è di per sé delicato e richiede accertamenti ulteriori prima di ogni valutazione definitiva.
Sta di fatto che le opposizioni, dal Movimento 5 Stelle al Partito Democratico, da Avis a Italia Viva, sono compatte a chiedere le dimissioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Il centrosinistra considera la grazia a Minetti il risultato di un “enorme disastro istituzionale” legato alla gestione generale del ministero da parte del Guardasigilli.
Secondo i capigruppo Luana Zanella e Peppe De Cristofaro, Nordio deve “dare spiegazioni chiare” sull’istruttoria interna e poi “tornare a casa”, mentre il Pd definisce “inaudita” la situazione e chiede a Meloni di “far fare un passo indietro” al ministro.
La responsabile giustizia dei dem, Debora Serracchiani, sottolinea come la permanenza di Nordio al dicastero sia ormai “dannosa”.
Le opposizioni contestano soprattutto l’eventualità che la richiesta di grazia sia stata basata su dati non corretti o incompleti che hanno indotto all'errore Mattarella.
In ogni caso, ora, la querelle Minetti assume anche un rilevantissimo peso politico. Dopo la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia, un'altra grana che rischia di logorare il governo.
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *