01 May, 2026 - 13:00

“Risorse pubbliche solo a chi non sfrutta i lavoratori”: la svolta di Meloni per il 1° Maggio. Ecco cosa ha detto la premier

“Risorse pubbliche solo a chi non sfrutta i lavoratori”: la svolta di Meloni per il 1° Maggio. Ecco cosa ha detto la premier

I soldi pubblici devono andare solo a chi non sfrutta i lavoratori.

E' questo il cuore del messaggio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per la Festa del Primo Maggio: la destinazione delle risorse pubbliche che non devono finire nelle casse di chi non rispetta il lavoro e i lavoratori.

In un lungo post pubblicato sui suoi canali social, Meloni, ha rivendicato le misure adottate dal governo nel Decreto Lavoro, varato mercoledì scorso dal Consiglio dei Ministri, puntando l'attenzione sul concetto di "salario giusto" e sulla necessità di garantire che i finanziamenti e i bonus del governo non vadano ad ingrossare le fila dello sfruttamento del lavoro.

“Il Primo Maggio è la festa di chi ogni giorno, con impegno, sacrificio e dignità, manda avanti l’Italia. Ed è anche il giorno in cui la politica deve misurarsi con i fatti."

Ha scritto Meloni richiamando il senso profondo della Festa dei Lavoratori.

Cosa ha detto Giorgia Meloni nel messaggio per il 1 maggio

“Le risorse pubbliche devono andare a chi rispetta i lavoratori, non a chi sottopaga, sfrutta o usa contratti pirata.” 

E' il passaggio chiave del messaggio della premier: vigilare perché il denaro stanziato dallo Stato serva davvero per contrastare il lavoro povero e non vada ad arricchire ulteriormente chi sfrutta i lavoratori.

Un concetto espresso anche nel corso della conferenza stampa di mercoledì scorso dopo l'approvazione del decreto lavoro.

Si tratta di un passaggio fondamentale che introduce un criterio di selezione etica nell’utilizzo degli strumenti pubblici: lo Stato non deve limitarsi a sostenere il lavoro in generale, ma orientare gli incentivi verso imprese considerate virtuose, escludendo invece chi ricorre a forme di dumping contrattuale o di sfruttamento.

Un passaggio collegato a doppio filo alla questione del salario giusto, un concetto introdotto nel dl Lavoro in contrapposizione a quello di salario minimo sostenuto, invece, dal centrosinistra. 

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Con il decreto lavoro approvato in Consiglio dei Ministri abbiamo aggiunto un altro tassello importante: affermare il principio del salario giusto. Significa una cosa molto semplice: le risorse pubbliche devono andare a chi rispetta i lavoratori, non a chi sottopaga, sfrutta o usa contratti pirata.

Un salario che viene calibrato sulla base dei più importanti contratti nazionali per ciascuna categoria, per evitare di livellare verso il basso le paghe dei lavoratori.

Secondo Meloni il salario giusto non si costruisce attraverso slogan o interventi simbolici, ma attraverso la valorizzazione della contrattazione collettiva di qualità e il contrasto alle pratiche scorrette.

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Per noi il salario giusto non si difende con slogan o scorciatoie, ma valorizzando la contrattazione di qualità e colpendo chi fa concorrenza sulla pelle delle persone.

La premier: "Sappiamo che c'è ancora molto da fare"

Nel suo messaggio ai lavoratori e alle lavoratrici italiane, infine, Meloni ha rivendicato anche i risultati ottenuti dal governo sul piano occupazionale, sottolineando come oggi l'Italia possa contare "1 milione e 200 mila occupati in più, 550 mila precari in meno e ha raggiunto il livello più alto di occupazione femminile della sua storia”.

Numeri che, secondo Meloni, non risolvono tutte le criticità del mercato del lavoro, ma rappresentano un segnale di cambiamento nella direzione intrapresa. 

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“Sappiamo bene che c’è ancora molto da fare. Perché il lavoro deve essere sempre più stabile, sicuro, ben retribuito e capace di dare futuro, soprattutto ai giovani, alle donne e a chi vive nelle aree più fragili della Nazione”,

ha ammesso la premier, indicando le priorità dei prossimi interventi tra cui il taglio del cuneo fiscale, gli incentivi all’occupazione e le politiche per la sicurezza sul lavoro. 

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Per noi il lavoro non si difende con la propaganda, ma con misure concrete, diritti veri e rispetto per chi ogni giorno manda avanti questa Nazione.

Il consueto messaggio del Primo Maggio della presidente del Consiglio si chiude con una duplice narrativa: da una parte la rivendicazione dei risultati ottenuti dal governo, e dall'altra la definizione di una visione politica precisa legata al salario giusto e all'uso selettivo delle risorse pubbliche.

 

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