"Siamo forti per l'innocenza di mio figlio, è quello che ci sostiene, solo l'innocenza di mio figlio che non c'entra niente. Ripeto: mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi". A dirlo è Giuseppe Sempio, padre di Andrea, unico indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. "Questa è una vigliaccata", prosegue l'uomo ai microfoni del Tg1, ribadendo - come già fatto dallo stesso 38enne in numerose interviste, l'ultima rilasciata a "Quarto Grado" - la sua estraneità rispetto ai fatti che la Procura di Pavia gli contesta.
Il 7 maggio i pm pavesi hanno notificato a Sempio l'avviso di conclusione delle indagini, contestandogli l'omicidio volontario di Chiara Poggi, con le aggravanti (da ergastolo) della crudeltà e dei motivi abietti. Almeno 21, secondo l'accusa, gli indizi raccolti a carico del 38enne, accusato di aver agito dopo il rifiuto di un approccio sessuale. Lui si proclama innocente.
ha detto ora il padre rispondendo alle domande della giornalista Rai Roberta Ferrari. Ed è tornato quindi sull'alibi del figlio, che da sempre riferisce di aver trascorso la mattina del delitto a casa - aspettando il ritorno della madre - e poi a Vigevano, per andare in una libreria che però trovò chiusa.
A suo supporto, il 38enne richiama il famoso scontrino del parcheggio di piazza Sant'Ambrogio consegnato agli inquirenti nel 2008. Scontrino che, secondo i pm, potrebbe essergli stato però procurato dalla madre, che il 13 agosto avrebbe avuto un appuntamento con l'amico pompiere, in servizio proprio a Vigevano.
Giuseppe Sempio risulta indagato insieme all'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti con l'accusa (respinta da entrambi) di presunta corruzione in atti giudiziari nell'inchiesta - parallela a quella per omicidio - della Procura di Brescia.
Un'inchiesta nata, come si ricostruisce nell'informativa dei carabinieri di via Moscova, dalla perquisizione eseguita a casa Sempio nel maggio 2025 e il conseguente ritrovamento di un "pizzino" in cui l'uomo aveva annotato: "Venditti gip archivia x 20.30. euro".

L'ipotesi è, in sostanza, che l'archiviazione della posizione di Sempio possa essere avvenuta, all'epoca della prima inchiesta, a fronte di un pagamento. Un'ipotesi rafforzata, secondo gli investigatori, da alcuni movimenti di denaro tracciati sui conti bancari dei familiari e da "rapporti anomali" avuti con dei poliziotti.
La Procura di Brescia sarebbe ormai vicina alla conclusione delle indagini. Mentre a Pavia i pm si preparano a chiedere il rinvio a giudizio per Sempio. Manca l'ultimo passaggio: il deposito, da parte della difesa, di una memoria a cui saranno allegate anche consulenze tecniche da contrapporre a quelle prodotte dall'accusa.
Intanto, le sorelle Paola e Stefania Cappa, cugine della vittima, avrebbero presentato insieme alla madre Maria Rosa Poggi una richiesta di accesso agli atti della nuova inchiesta. L'obiettivo, secondo quanto riportato dall'Ansa, potrebbe essere quello di valutare la costituzione di parte civile in un eventuale processo oppure verificare testimonianze rese negli anni ai loro danni.
Le Cappa, mai indagate, sono state ascoltate come persone informate sui fatti lo scorso 5 maggio, chiamate a ricostruire i contatti di Chiara e altri elementi ritenuti utili a livello investigativo. Il 6 maggio, giorno dell'interrogatorio di Sempio - avvalsosi della facoltà di non rispondere - è stato convocato come testimone anche Marco Poggi. Tra le questioni affrontate, quella dei video intimi della vittima.
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