C’è una cosa che succede spesso con i nuovi film di Steven Spielberg: appena finiscono le prime proiezioni, internet si divide immediatamente tra chi parla di capolavoro assoluto e chi alza gli occhi al cielo aspettando che passi l’entusiasmo iniziale.
Con "Disclosure Day", però, le reazioni sembrano avere un tono diverso. Non tanto perché tutti lo stiano definendo bellissimo - quello capita quasi sempre con Spielberg - ma perché le persone che l’hanno visto stanno insistendo su dettagli molto specifici.
La tensione. L’emozione. La sensazione di trovarsi davanti a uno di quei film che iniziano come grande spettacolo sci-fi e poi diventano qualcos’altro.
E soprattutto c’è un nome che continua a comparire ovunque: Emily Blunt.
Secondo le prime impressioni della stampa americana, l’attrice avrebbe firmato una delle performance più forti della sua carriera in un film che mescola UFO, paranoia mediatica, thriller emotivo e quella capacità tutta spielberghiana di trasformare il senso di meraviglia in ansia pura.
E no, a quanto pare non è "solo un altro film sugli alieni".
La frase che si sta ripetendo di più online è probabilmente questa: "Il miglior Spielberg degli ultimi vent’anni".
L’ha scritto Germain Lussier di Gizmodo dopo la proiezione stampa, descrivendo "Disclosure Day" come una corsa emotiva che unisce mistero, romanticismo e fantascienza senza perdere mai ritmo.
Anche Steven Weintraub di Collider ha parlato apertamente di "capolavoro", consigliando addirittura agli spettatori di evitare trailer e spoiler. Ed è interessante notare come quasi tutte le reazioni si concentrino meno sulla trama e più sull’esperienza del film.
Chi l’ha visto parla di sequenze enormi ma molto tese, di momenti quasi inquietanti e di un’atmosfera che ricorda certi thriller paranoici anni '70 più che il classico blockbuster moderno. Bill Bria, ad esempio, ha tirato fuori un paragone stranissimo ma affascinante: "X-Files incontra la Bibbia".
#DisclosureDay is the weirdest movie Spielberg’s ever made (complimentary). Breathtaking compositions, David Koepp’s X-FILES-meets-The Bible script is one big high-wire act, Emily Blunt’s most accomplished performance, John Williams’ best score in years. Riveting, moving stuff. pic.twitter.com/HzncLRORLD
— Bill Bria (@billbria) May 27, 2026
Che detta così potrebbe sembrare folle, ma forse spiega bene il tono del progetto. "Disclosure Day" sembra giocare contemporaneamente con il mistero extraterrestre, la paura collettiva e una specie di ossessione spirituale per la verità.
E onestamente? È esattamente il tipo di materiale che Spielberg sa rendere gigantesco.
La fantascienza c’è, gli UFO pure, ma dalle reazioni emerge chiaramente che il cuore del film è Emily Blunt.
Nel film interpreta una meteorologa televisiva di Kansas City che viene coinvolta in un evento extraterrestre durante una diretta meteo. Un’idea già abbastanza assurda da funzionare benissimo al cinema, soprattutto nelle mani di Spielberg.
Ma il punto è un altro: tutti stanno parlando di quanto Blunt riesca a rendere umano qualcosa che sulla carta rischiava di essere solo spettacolo.
Le recensioni usano parole enormi - "storica", "devastante", "da premi" - che vanno sempre prese con cautela dopo una première stampa.
Però c’è un dettaglio interessante: nessuno la sta elogiando solo perché "intensa". Molti parlano invece di una performance trattenuta, nervosa, molto fisica. È quel tipo di interpretazione che regge il film mentre intorno succede il caos.
DISCLOSURE DAY is top tier Spielberg, as exhilarating as RAIDERS but with the emotional texture & increased ambition of his post-9/11 work. Right from the opening Spielberg lays down the gauntlet and reminds you that he does this stuff better than anybody in the history of film. https://t.co/Q8ZAWAZE0J
— Jim Hemphill (@JimmyHemphill) May 27, 2026
E probabilmente Spielberg aveva bisogno esattamente di questo. Nei suoi film migliori, la fantascienza funziona quando c’è qualcuno al centro abbastanza credibile da far sembrare reale anche la situazione più assurda. "Incontri ravvicinati", "War of the Worlds", "Minority Report": il meccanismo è sempre quello.
Da quello che raccontano le prime reazioni, qui Emily Blunt sembra diventare il punto emotivo attraverso cui passa tutto il resto.
La cosa più curiosa delle reazioni uscite finora è che nessuno sta davvero spiegando il film.
Anzi, molti insistono sul fatto che sia meglio entrarci sapendo pochissimo. Segno che Spielberg e David Koepp - che tornano a collaborare dopo "Jurassic Park", "La guerra dei mondi" e altri titoli enormi - hanno costruito qualcosa pieno di svolte e cambi di tono.
La sinossi ufficiale è volutamente vaga: "Se scoprissi che non siamo soli… ti spaventerebbe?"
E probabilmente è proprio questa la chiave. Dalle prime impressioni sembra che "Disclosure Day" non usi gli alieni come semplice elemento spettacolare, ma come detonatore emotivo. Come qualcosa che rompe la quotidianità e costringe tutti - personaggi e spettatori - a reagire.
Le reazioni, però, stanno colpendo per un motivo preciso: non sembrano il classico entusiasmo da anteprima stampa dove "il nuovo Spielberg è un capolavoro" per contratto morale.
Quasi tutti parlano della stessa cosa: la sensazione di stare guardando un film enorme ma stranamente emotivo, uno di quelli che ti fanno uscire dalla sala con la voglia immediata di parlarne con qualcuno.
Ed è probabilmente qui che "Disclosure Day" sta facendo centro. Non tanto negli UFO o nei misteri cosmici, ma in quel tipo di spettacolo che Spielberg sa costruire quando smette di inseguire il genere e usa il genere per raccontare persone spaventate, ossessionate, fragili.
Molti dei commenti usciti dopo la proiezione insistono proprio su questo: il film avrebbe la tensione di un thriller paranoico, ma anche un lato quasi sentimentale, malinconico.
Una combinazione che ricorda perché Spielberg, quando entra davvero in partita, continua ad avere un ritmo e una capacità di coinvolgere il pubblico che pochi altri blockbuster director riescono ancora a replicare.
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