Il modello sarebbe quello confederale CDU-CSU tedesco. Due Leghe, una per il nord con il suo segretario, e una nazionale guidata dal segretario federale.
Ci sarebbe anche questa tra le ipotesi che stanno circolando nelle ultime ore all'interno del Carroccio per affrontare l'attuale fase politica, ma non è l'unica soluzione sul tavolo.
La Lega prova a ripartire dal nord (e da Luca Zaia?) per fermare la tendenza negativa che rischia di travolgere il partito fondato da Umberto Bossi, soprattutto dopo la discesa in campo di Futuro Nazionale a contendergli il voto sovranista.
La proposta di dividere il partito in due soggetti distinti, ma uniti sul piano nazionale è portata avanti dall’ex governatore del Veneto ed è fortemente caldeggiata dai governatori delle regioni del nord.
Una prima svolta potrebbe arrivare già domani – mercoledì 10 giugno – durante il Consiglio Federale di Roma, dove i big del Carroccio saranno tutti presenti per discutere sul futuro del movimento e sulla necessità di rilanciare il consenso, soprattutto nelle regioni settentrionali.
Resta però da capire se il confronto interno porterà davvero a una riorganizzazione strutturale o se si tradurrà in correttivi meno radicali all'attuale assetto del partito.
Nel corso del Consiglio Federale della Lega in programma domani a Roma dovrebbe discutersi anche la proposta di Luca Zaia di un'evoluzione del partito verso il modello confederale tedesco.
Per capire la portata del cambiamento bisogna prima comprendere in cosa consiste il modello tedesco a cui si ispira la proposta di rinnovamento della Lega.
Il modello è appunto quello della CDU-CSU tedesca, ovvero una confederazione politica stabile, dove la CDU opera a livello nazionale in tutti lander tedeschi, ad eccezione della Baviera, dove opera invece la CSU.
I due partiti non competono a livello nazionale e costituiscono un unico gruppo parlamentare nella Bundestag, il Parlamento tedesco.
Lo schema, che - secondo indiscrezioni riportate dalla stampa - si starebbe pensando di replicare è proprio quello composto da: partito nazionale (Lega Salvini Premier), più una costola regionale forte (Lega del nord).
Potrebbe essere un modo per sanare la tensione interna al partito, attualmente diviso tra una linea più nazionale e sovranista e una più moderata e territoriale del nord.
Tra le ipotesi sul tavolo ci sarebbe anche quella di uno sdoppiamento della Lega con due segretari diversi: una Lega solo per il nord con un suo segretario con autonomia decisionale nell’indicazione dei candidati nei suoi territori; e una Lega nazionale guidata da un segretario federale, ruolo oggi ricoperto da Matteo Salvini.
Non si tratterebbe comunque dell'unica soluzione proposta. Se questa svolta ci sarà o meno, si capirà meglio domani dopo la conclusione del Consiglio Federale di Roma.
Questa mattina è intervenuto sulla questione anche Matteo Salvini che, rispondendo alle domande dei cronisti a margine della visita alle case popolari del quartiere Gratosoglio, a Milano.
Incalzato dalle domande su un potenziale riassetto del partito, Salvini ha smentito: "Leggo tante fantasie".
Per il Carroccio l'obiettivo non cambia: "Vincere le politiche dell'anno prossimo".
Il segretario nazionale continua, infatti, a lavorare ad una conclusione che non appaia come un commissariamento della sua segreteria. Tra le ipotesi in campo, infatti, ci sarebbe anche quella di Zaia vicesegretario unico (oggi la Lega ha quattro vicesegretari).
Qualsiasi sia la strada che si scegliere di percorrere pare assodato che sia necessaria una svolta per contrastare gli effetti della discesa in campo di Roberto Vannacci. Una svolta che per molti all'interno del partito dovrebbe tradursi in un ritorno al ruolo originario di "sindacato del territorio".
Intanto, il leader della Lega prova a ricompattare partito ed elettorato annunciando per il prossimo 20 e 21 giugno i gazebo a Milano per chiedere "l'indicazione di un nome come sindaco preferito e le tre priorità su cui lavorare come prossima amministrazione e come Lega".
La discussione sul modello confederale CDU-CSU applicato alla Lega inevitabilmente apre un interrogativo politico più ampio: questa riorganizzazione rappresenta un modo per rafforzare il partito o, al contrario, un tentativo di ridimensionare la leadership di Matteo Salvini?
Se dovesse passare la linea federale di Zaia, Salvini resterebbe alla guida della struttura nazionale, con un ruolo federale centrale e con la possibilità di continuare a determinare la linea politica complessiva del partito.
Dall’altro lato, però, l’ipotesi di una “Lega del Nord” con un proprio segretario autonomo - che potrebbe essere il popolarissimo ex governatore del Veneto Zaia - potrebbe di fatto sottrarre a Salvini una parte rilevante del controllo del consenso e della selezione dei candidati, soprattutto nelle regioni storicamente decisive per il Carroccio.
Tuttavia sul tavolo circolano diverse ipotesi e al momento è difficile individuare uno scenario prevalente.
Tra queste, non manca chi immagina una soluzione che non passi necessariamente da una divisione delle cariche, con figure come Zaia che potrebbero assumere un ruolo di maggiore peso nell'organizzazione del partito, ad esempio come vicesegretario.
L'unico elemento che appare davvero certo è che, dopo una fase elettoralmente e politicamente complessa, sia entrata nel dibattito interno anche la leadership di Salvini: una dinamica del tutto fisiologica per qualsiasi forza politica che attraversi un momento di difficoltà e sia chiamata a interrogarsi sul proprio futuro.
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