Stavolta però non ci sarà alcun voto, scrive il giornale. E difficilmente ci sarà un derby "fratricida" tra due personaggi che hanno fatto la storia del calcio e della città, Armando Picchi, il capitano livornese della grande Inter di Helenio Herrera che ha conquistato tre scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, morendo prematuramente a 36 anni alla sua prima stagione come allenatore della Juventus, e Igor Protti, signore delle reti e profeta ben oltre il credo calcistico per il popolo livornese, cittadino onorario di Livorno fin dal 2006 grazie al conferimento voluto dal sindaco Alessandro Cosimi, unico calciatore insieme a Dario Hubner ad aver vinto la classifica dei cannonieri in serie A, B e C1, capace - solo lui negli ultimi decenni - di spostare in città quel mare di uomini donne, vecchi e bambini che ha invaso lo stadio dell’Ardenza.
Possibile che la città che proprio nella scomparsa prematura di Protti, nella sua battaglia alla malattia, nel suo essere uomo oltreché campione, ha ritrovato un elemento di unione e identificazione debba ora dividersi su due simboli di tempi diversi della livornesità nel mondo? O c’è un modo per onorare la memoria del grande Igor Protti senza dover cancellare o ridurre quella di Armando Picchi, senza aprire una "guerra civile" tra picchiani e prottiani. Il sindaco Luca Salvetti, che ha pianto sulla bara di Protti sotto la Curva Nord, ha promesso che Igor sarà onorato come merita
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