Nel decimo anniversario del referendum sulla Brexit, il Regno Unito si trova nuovamente in una fase di profonda transizione politica. Le dimissioni di Keir Starmer aprono un nuovo capitolo a Downing Street, mentre il paese affronta interrogativi sulla direzione strategica dei rapporti tra Bruxelles e Londra.
Il premier britannico, Keir Starmer, si prepara a lasciare Downing Street mentre il voto sulla Brexit raggiunge il primo decennio.
Il 22 giugno Starmer ha annunciato le sue dimissioni dopo un terremoto politico che ha scosso Londra in seguito alle elezioni locali del mese di maggio. Il Partito Laburista, alla guida di Keir Starmer, aveva vinto le elezioni parlamentari del 2024 ponendo fine a 14 anni di dominio dei conservatori.
Il Regno Unito ora si prepara al settimo premier nei dieci anni dal periodo successivo all’uscita dall’Unione europea.
La discussione sull’UE è ancora tesa e divisiva e resta uno dei temi importanti della politica britannica.
Con l’addio di Keir Starmer, restano interrogativi sul futuro dei rapporti post-Brexit. Il premier britannico aveva avviato nuovi negoziati con l’Unione europea nel tentativo di rilanciare l’economia e snellire la burocrazia post-Brexit.
I prossimi colloqui sono previsti per la fine del mese di luglio. Non è immediatamente chiaro se il successore di Starmer sarà propenso a portare avanti i negoziati.
Dal referendum sulla Brexit, il Regno Unito ha attraversato una serie di rapidi cambiamenti di leadership: David Cameron si dimise subito dopo il voto e fu sostituito da Theresa May, che guidò i negoziati ma si dimise nel 2019; a lei succedette Boris Johnson, che completò l’uscita dall’UE ma lasciò l’incarico nel luglio 2022 dopo scandali e crisi politiche; la sua breve erede fu Liz Truss, la cui gestione economica portò alle dimissioni dopo poche settimane; Rishi Sunak prese poi il timone fino alla sconfitta elettorale del 2024, quando il Partito Laburista vinse e Keir Starmer divenne primo ministro, annunciando però le sue dimissioni il 22 giugno 2026, rendendo così sei i premier succedutisi nel periodo post-referendum.
Diversi analisti segnalano che il prossimo leader britannico avrà la possibilità politica di rafforzare i rapporti con l’Unione Europea. Questo significherebbe però, in parte, cambiare anche la concentrazione sulla “Red Wall”, ovvero i collegi elettorali del nord e delle Midlands del Regno Unito che per decenni hanno rappresentato una storica roccaforte del Partito Laburista ma che spesso hanno sostenuto la Brexit. La Red Wall è diventata centrale nel dibattito politico britannico dopo le elezioni del 2019, quando molti di questi collegi passarono ai conservatori, segnando una svolta storica negli equilibri elettorali del paese.
Intervenendo alla conferenza per l’anniversario della Brexit “UK in a Changing Europe”, l’ex negoziatore dell’UE per la Brexit, Michel Barnier, ha affermato che un eventuale ritorno del Regno Unito nell’Unione europea sarebbe possibile e potrebbe avvenire anche in tempi relativamente brevi, una volta presa la decisione politica. Barnier ritiene che il percorso dipenderebbe soprattutto dalle scelte di Londra. Tuttavia, ribadisce che non ci sarebbe alcun trattamento speciale per il Regno Unito. In particolare, se volesse accedere pienamente al mercato unico, dovrebbe accettare il principio dell’indivisibilità delle quattro libertà: libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali.
Il futuro dei rapporti con l’Unione europea resta uno dei nodi centrali del dibattito politico, tra tentativi di riavvicinamento e resistenze interne legate alle diverse sensibilità emerse nel paese. In questo contesto, la direzione che prenderà il prossimo governo sarà decisiva per definire il nuovo equilibrio tra Londra e Bruxelles.
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