10 Jul, 2026 - 15:55

Il Leone del Mugello con un cuore d’oro

Il Leone del Mugello con un cuore d’oro

Fausto Coppi e Gino Bartali, Felice Gimondi e Gianni Motta sono i primi nomi di che mi vengono in mente, ma ce n’è uno di cui non si parla come meriterebbe nelle storie leggendarie del ciclismo italiano. Si chiama Gastone Nencini, il Leone del Mugello. Mirco Bianchi lo ricorda in un articolo pubblicato sul portale dell’Istituto Storico della Resistenza Toscana in relazione alla presenza del generale Charles de Gaulle a una tappa del Tour de France, la corsa ciclistica più importante al mondo.
Siamo a Colombey-Les-Deux-Eglises, è 16 giugno 1960. Il Tour attraversa le pianure dell’Alta Marna, orami prossima alla festosa conclusione al Parco dei Principi, a Parigi. A bordo strada, tra la folla, si staglia una figura di quasi un metro e novanta, solenne, austera, elegantemente vestita di scuro. Qualcuno, tra i presenti, non crede ai suoi occhi: quell’uomo è il generale Charles de Gaulle. Cosa ci fa il Presidente della V Repubblica francese, l’eroe della France libre nella lotta antinazista, sulle strade del Tour confuso tra decine di curiosi e appassionati? De Gaulle ha tra il verde dell’Alta Marna, la propria residenza di campagna – la meravigliosa La Boisserie – e intende omaggiare i corridori che, dopo oltre tremila chilometri, stanno per raggiungere la capitale francese.

Gastone Nencini vince il Tour de France e manda i fiori al suo rivale in ospedale

“L’episodio principale della tappa d’oggi – scrisse il Corriere della Sera – non è stata una fuga, non è stato un inseguimento, non è stata neppure una caduta, è stato semplicemente l’incontro del Tour col generale De Gaulle. Un incontro di spontanea cordialità, un incontro che non aveva nulla di ufficiale e di preordinato, l’incontro del Capo della Francia, che era mescolato con la folla di una strada, col Tour che passava”.
E il leader della corsa è un toscano di Bilancino, provincia di Firenze, forte e tenace come una fiera dalla savana: Gastone Nencini, il Leone del Mugello. Mirco Bianchi lo descrive così: “Ottimo passista scalatore, abile discesista, ma anche sprinteur, Nencini ha da poco compiuto trent’anni, è nel pieno della sua maturità sportiva ed ha già collezionato numerose ed importanti vittorie, tra cui il Giro d’Italia del 1957 con 19 secondi sul francese Louis Louison Bobet, tre anni prima laureatosi campione del mondo a Solingen, allora Germania Ovest, e oltre cinque minuti su Ercole Baldini”.
Nencini vince il Tour de France ma un episodio lo ricorderà per tutta la vita: la caduta del rivale Roger Riviére che porrà fine alla sua carriera. Quando il Leone del Mugello riceve il mazzo di fiori alla cerimonia di premiazione dirà a Marcel Bidot, commissario tecnico della nazionale francese, di portarlo in ospedale a Riviére. Una lezione di umanità e di sport autentico.

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