16 Jul, 2026 - 15:36

Invalsi 2026, cos'è emerso? Bene inglese e competenze digitali, allerta matematica alle elementari

Invalsi 2026, cos'è emerso? Bene inglese e competenze digitali, allerta matematica alle elementari

I risultati scolastici degli studenti italiani restano inferiori ai livelli registrati prima del Covid. È quanto emerge dal Rapporto Invalsi 2026, presentato giovedì 16 luglio alla Camera dei Deputati. Il quadro mostra segnali contrastanti: da un lato cala la dispersione scolastica, con l'Italia che supera in anticipo gli obiettivi fissati dall'Unione europea per il 2030, e migliorano le competenze in inglese e in ambito digitale; dall'altro, persistono difficoltà soprattutto in matematica nella scuola primaria e, in diversi gradi scolastici, anche in italiano. 

Cala la dispersione scolastica, Italia oltre il target

Il dato più incoraggiante contenuto nel Rapporto riguarda la dispersione scolastica. Nel 2025 il tasso di abbandono precoce degli studi si è attestato all'8,2% e, secondo le stime dell'Istituto, potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Un dato che, qualora fosse confermato, consentirebbe all'Italia di superare con largo anticipo il traguardo fissato dall'Unione europea, che prevede un tasso inferiore al 9% entro il 2030.

Secondo l'Invalsi, sempre più giovani proseguono il proprio percorso di istruzione e formazione, con effetti positivi sull'inclusione, sull'equità sociale e sulle opportunità future. L'Istituto sottolinea però che una popolazione scolastica più ampia comprende anche un maggior numero di studenti con fragilità negli apprendimenti. Elemento che contribuisce a spiegare parte delle flessioni registrate nei risultati delle prove. 

Durante la presentazione del rapporto, il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha parlato di

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oltre 520mila ragazzi recuperati dal 2022 a oggi. 

Migliorano anche gli indicatori relativi alla cosiddetta "dispersione implicita", che riguarda gli studenti che completano il percorso scolastico senza raggiungere competenze adeguate. La percentuale passa dall'8,7% del 2025 al 6,3% del 2026, mentre cresce la quota di studenti con risultati elevati: dal 12,3% al 13,1%.

Gli apprendimenti non tornano ai livelli pre-pandemia

Il rendimento complessivo resta comunque inferiore rispetto al periodo precedente al Covid.

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I risultati scolastici del post-pandemia si sono stabilizzati su livelli che non erano quelli pre-pandemia: bisogna continuare a investire,

ha affermato alla Camera il presidente dell'Invalsi, Roberto Ricci, secondo il quale non esisterebbe una spiegazione certa del fenomeno, che interessa anche altri Paesi europei, dalla Francia alla Scandinavia. L'auspicio è che le nuove Indicazioni nazionali possano contribuire a un miglioramento dei risultati.

Matematica e italiano restano le materie più critiche

Le maggiori difficoltà emergono in matematica, soprattutto nella scuola primaria. Nelle classi seconda e quinta elementare poco più del 60% degli alunni raggiunge almeno il livello base previsto, con una diminuzione di circa tre punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Per Ricci è proprio su questo segmento scolastico che bisognerà concentrare gli sforzi.

Nelle scuole superiori la situazione migliora. Nell'ultimo anno della secondaria di secondo grado, la quota di studenti che raggiunge almeno il livello obiettivo in matematica sale dal 49% del 2025 al 52% nel 2026, con progressi in tutte le macro-aree del Paese. Particolarmente significativo il miglioramento registrato nel Mezzogiorno, dove il Sud passa dal 40% al 45% e il Sud e Isole dal 38% al 41%.

Anche per l'italiano il quadro è articolato. Nelle seconde superiori la quota di studenti che raggiunge il livello obiettivo scende dal 62% al 61%, mentre nelle terze medie passa dal 59% al 57%. Alle elementari i risultati rimangono sostanzialmente stabili rispetto al 2025, ma ancora inferiori a quelli del 2019: in seconda primaria raggiunge il livello base il 67% degli alunni, contro il 73% registrato prima della pandemia.

L'unica eccezione riguarda l'ultimo anno delle scuole superiori, dove la percentuale di studenti che raggiunge il livello previsto in italiano sale dal 52% al 54%, con miglioramenti in tutte le macro-aree del Paese. Segnali positivi arrivano anche dal Mezzogiorno: nel Sud il dato passa dal 44% al 47%, mentre nel Sud e Isole cresce dal 43% al 47%. 

Inglese, digitale e Sud: i segnali più incoraggianti 

Positivi i risultati riguardanti l'inglese e le competenze digitali. Nell'ultimo anno delle scuole superiori il 63% degli studenti raggiunge il livello B2/B1+ nella prova di Reading e il 48% nel Listening. Anche nella scuola secondaria di primo grado i risultati lasciano ben sperare: circa l'83% degli studenti raggiunge il livello A2 nel Reading e il 70% nel Listening.

Nella scuola primaria prosegue il miglioramento già osservato negli ultimi anni: in quinta elementare il 91% degli alunni raggiunge il livello A1 nella comprensione scritta e l'85% nella comprensione orale. In crescita anche l'apprendimento in ambito digitale. Dopo la sperimentazione avviata nel 2025 sulle classi campione, quest'anno le prove hanno coinvolto l'intera popolazione studentesca interessata.

L'Invalsi rileva un miglioramento in tutti i cicli scolastici, con una quota sempre più ampia di studenti che raggiunge livelli avanzati, soprattutto nella scuola secondaria. Tra gli elementi evidenziati, figura anche il recupero del Mezzogiorno. Sia in italiano sia in matematica, soprattutto nell'ultimo anno delle scuole superiori, le regioni del Sud registrano progressi più marcati rispetto al passato, riducendo il divario con il Centro-Nord. 

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