Vai alla Versiliana per ascoltare Giancarlo Antognoni e invece la star della serata diventa Silvio Baldini, il commissario tecnico dell’under 21 e ct nelle due amichevoli vittoriose disputate dalla Nazionale.
“Grande, burbero, spigoloso, con una bontà che prova quasi pudore a mostrare. Nel calcio cerca ancora ciò che cerca nella vita: verità, dignità, coraggio, libertà. Non ama le scorciatoie, diffida delle convenienze, preferisce perdere restando se stesso che vincere tradendosi” lo descrive il Tirreno. La gente lo apprezza per quello che dice e per la coerenza che dimostra.
Baldini non recita. Racconta di essere stato un calciatore modesto, uno che «ha sempre bisticciato con la palla», e trasforma quella debolezza nella chiave della sua storia. «Fin da ragazzino ho sempre provato a ribellarmi a quello che volevano decidere gli altri. Se uno mi diceva che ero un somaro a fare una cosa, mi cimentavo finché non riuscivo a farla. Ai ragazzi dico: oggi avete davanti l’allenatore più scarso che avete mai avuto. Però nessuno mi ha spinto fin qui. Mi ci ha portato il destino e allora mi dovete ascoltare». Dietro l’ironia c’è la sua idea più profonda: «Io non cerco il successo, io cerco me stesso».
Apprezza la sincerità, che riconosce in Antognoni: «Giancarlo è di una semplicità disarmante. È disponibile con tutti, con i giardinieri, con qualsiasi persona incontri. In lui non c’è mai il personaggio, c’è la persona». Lo stesso principio Baldini prova a trasferirlo nello spogliatoio dell’Under 21, dove Antognoni e Andrea Barzagli diventano lezioni viventi. «Quando ci sono due campioni del mondo dico ai ragazzi: guardateli, ascoltateli, fatevi raccontare come hanno fatto a toccare la cima della montagna». Non per imparare come si calcia un pallone, ma per capire «cosa vuol dire impegnarsi, rispettare le regole e soprattutto essere una squadra». La disciplina per Baldini è un atteggiamento mentale, un insieme di regole da rispettare. Poi l’appello ad Antognoni che non parteciperà alla festa del Centenario della Fiorentina. Lo storico numero 10 viola si è sentito trascurato dalla società e ha preso questa decisione. Baldini gli ricorda che le squadre non sono dei proprietari ma dei tifosi e loro vogliono festeggiare con il numero 10 più amato della storia viola. “Giancarlo crea l’occasione” gli raccomanda il ct che per due partite ha fatto divertire i calciofili italiani e meritava di sedere ancora su quella panchina.
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