16 Aug, 2026 - 11:27

Ranucci, Gasparri canta vittoria: "È caduto un mito della sinistra"

Ranucci, Gasparri canta vittoria: "È caduto un mito della sinistra"

L'estate del 2026 sarà ricordata per i miti che tornano in auge, quelli dell'Odissea grazie al film di Nolan, e per i miti che cadono.

Ne è convinto Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia nonché membro della Vigilanza Rai, riferendosi a Sigfrido Ranucci.

Il giornalista, con tutta probabilità, dovrà dire addio alla conduzione di Report. E la sinistra, per l'ex ministro, farebbe bene a mettersi l'animo in pace.

Gasparri archivia Ranucci: "Il mito è caduto"

Ma cosa ha dichiarato Maurizio Gasparri su Ranucci, Report e la sinistra?

Per lui, quanto si è verificato è come un sogno di una notte di mezza estate:

virgolette
Mal si concilia il ruolo di implacabile alfiere del giornalismo d’inchiesta senza macchia e senza paura - e  troppe volte purtroppo anche senza verità... - con il torbido quadro che sta emergendo tra Monteverde, manovalanza camorrista e latitanze africane. Se si applicasse a questa vicenda il metodo Ranucci, vedremmo reportage implacabili. Invece, la sinistra, che seminò bugie sulla vicenda, alimenta speculazioni politiche e non chiede mai scusa per le affermazioni più avventate. Non ci sono epurazioni da fare. C'è semplicemente da prendere atto che a sinistra in ogni campo crollano falsi miti. E che, con una reputazione azzerata, la redazione di Report è stata la prima a motivare dettagliatamente la propria sfiducia al ‘condottiero’ dalla camicia un tempo bianca”

L'estate che ha distrutto un mito

Ma cosa è accaduto in quest'estate capace di distruggere il mito Ranucci? 

La vicenda dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, ha conosciuto una svolta quest'agosto con l’arresto di Valter Lavitola e la successiva confessione resa davanti al gip di Roma.

Il faccendiere ha ammesso di essere il mandante dell’azione dinamitarda compiuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista, a Pomezia.

Lavitola ha sostenuto di aver agito per proteggere Ranucci, dopo avere appreso di presunti progetti per aggredirlo, ma soprattutto con l’obiettivo di far innalzare il livello della sua scorta, che era già passata da due a otto agenti, e il suo grado di popolarità, tanto da lanciarlo poi in politica. 

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’attentato sarebbe stato realizzato da un gruppo di quattro persone, già raggiunte da misure cautelari alla fine di giugno.

Gomes Tavares è invece indicato come intermediario tra Lavitola e gli esecutori materiali: nei suoi confronti è stato emesso un provvedimento di arresto, ma risulterebbe irreperibile e probabilmente nella sua Africa.

A Lavitola viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.

Le mire politiche

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, ha ipotizzato inizialmente un possibile movente politico. Nell’ordinanza, il gip ha infatti osservato che l’azione avrebbe potuto accrescere la popolarità di Ranucci e favorire progetti politici attribuiti allo stesso Lavitola.

La confessione dell’imprenditore, tuttavia, descrive un movente diverso: l’intenzione dichiarata è stata quella di tutelare il giornalista.

Gli inquirenti dovranno ora verificare la credibilità di questa versione e ricostruire i ruoli di tutti i soggetti coinvolti.

Restano aperti numerosi interrogativi, compreso il livello di consapevolezza di Ranucci e l’effettiva natura delle minacce di cui Lavitola sostiene di essere venuto a conoscenza.

L’avvocato del conduttore ha definito la confessione "sconcertante" e ha ribadito che Ranucci deve essere considerato la vittima dell’attentato.

Anche la difesa di Lavitola ha precisato che non vi sarebbe un movente politico, pur ammettendo la natura illecita dell’operazione. 

In ogni caso, molto resta da chiarire sulla caduta di un "mito".

LEGGI ANCHE
LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *

Sto inviando il commento...