28 Aug, 2026 - 10:00

Eklipse debutta al Festival del Cinema di Venezia: la storia vera del regista dietro l'ispirazione

Eklipse debutta al Festival del Cinema di Venezia: la storia vera del regista dietro l'ispirazione

A volte il cinema non nasce da una storia che qualcuno ha semplicemente immaginato, ma da qualcosa che è rimasto troppo a lungo senza risposta.

È il caso di Eklipse, lungometraggio d'esordio del regista austriaco Manuel Wetscher, che arriva alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 con una storia profondamente personale.

Il film sarà presentato in anteprima mondiale nella sezione Orizzonti il 5 settembre e porta sullo schermo un'adolescenza trascorsa tra le Alpi austriache, un'estate apparentemente spensierata e un segreto familiare troppo grande per essere lasciato nell'ombra.

Protagonisti sono Moritz Hohlrieder nei panni di Tomy e Finley Brown in quelli dell'amico Chris.

Ma dietro la finzione c'è un'esperienza che riguarda direttamente Wetscher: negli anni '90, al regista furono nascosti i dettagli della morte del padre, deceduto per AIDS. Da quella ferita nasce un film che parla di paura, tabù e soprattutto di tutto ciò che il silenzio può riuscire a nascondere.

Eklipse, una storia personale nata da un segreto di famiglia

Il cuore di Eklipse è Tomy, adolescente che trascorre l'estate insieme al suo migliore amico Chris in una fattoria sulle Alpi. I due aiutano lo zio di Tomy, interpretato da Hannes Perkmann, con la mungitura e passano le giornate esplorando la natura.

Sembra il classico scenario di un'estate da ricordare. Ma sotto quella superficie tranquilla c'è qualcosa che la famiglia di Tomy non vuole raccontargli.

Il padre del ragazzo è ricoverato in ospedale e sua madre decide di nascondere al figlio la vera ragione. Il segreto viene però scoperto da Chris, che reagisce con paura quando apprende che l'uomo è ricoverato per quella che viene definita, con l'inquietante linguaggio dell'epoca, "omosessualità".

Da quel momento l'estate cambia completamente tono. Tomy deve fare i conti non solo con ciò che sta accadendo a suo padre, ma anche con il rifiuto, la vergogna e il silenzio della propria famiglia.

È qui che la vicenda cinematografica incontra quella del regista. Wetscher ha infatti trasformato esperienze autobiografiche in una storia romanzata, riportando alla luce un periodo in cui AIDS e omosessualità erano ancora circondati da una pesante coltre di paura e stigma.

Perché il titolo Eklipse racconta già tutto

La scelta del titolo non è casuale. Eklipse, scritto con la "k" sia nella versione tedesca sia in quella inglese, significa "eclissi" e l'immagine dell'eclissi diventa la metafora perfetta per il film.

Quando la Luna si frappone tra la Terra e il Sole, qualcosa viene oscurato e la luce sembra sparire. Ma proprio quel fenomeno permette anche di osservare per un breve istante ciò che normalmente resta invisibile.

È esattamente ciò che accade ai personaggi di Wetscher: il buio non serve soltanto a nascondere, ma anche a rivelare.

Le paure della famiglia, i pregiudizi, la malattia e le domande che Tomy non riesce a fare emergono proprio perché qualcuno ha deciso di non parlare. Il silenzio diventa quindi quasi un personaggio del film, capace di condizionare il modo in cui gli adolescenti comprendono ciò che accade intorno a loro.

L'ambientazione negli anni '90 contribuisce poi a rendere ancora più forte questo elemento. È un'epoca in cui la disinformazione e lo stigma legati all'AIDS potevano trasformare una malattia in un segreto da nascondere invece che in una realtà da affrontare.

Da Magma a Eklipse: il percorso di Manuel Wetscher

Eklipse rappresenta il debutto di Wetscher nel lungometraggio, ma il regista non arriva a Venezia dal nulla. La sceneggiatura è stata scritta insieme a Bernhard Jarosch, collaboratore con cui aveva già lavorato a diversi cortometraggi.

Tra questi ci sono Magma e Four Seasons, entrambi co-sceneggiati da Wetscher e Jarosch, mentre Jarosch aveva recitato anche in At Night When Mice Scream.

Il progetto può quindi essere letto come il punto di arrivo di una collaborazione già consolidata, ma anche come il passaggio del regista verso una storia molto più intima e ambiziosa.

Dietro la macchina da presa, la fotografia è affidata a Simone Hart, mentre il montaggio è curato da Anna Kirst. Nel cast, oltre a Hohlrieder, Brown e Perkmann, figurano Lenz Moretti, Lisa Schützenberger e Barbara Romaner.

A occuparsi delle vendite internazionali è Films Boutique, mentre la produzione è firmata dall'austriaca Eutopiafilm insieme all'italiana Albolina Film.

Eklipse arriva a Venezia 2026 con una clip esclusiva

La prima mondiale di Eklipse è fissata per 5 settembre 2026 nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia, dove il film avrà l'occasione di presentare al pubblico la sua particolare rilettura degli anni '90.

In occasione del debutto veneziano è stata inoltre diffusa una clip esclusiva che permette di entrare per la prima volta nel mondo di Tomy e Chris e nella loro estate sulle Alpi.

Ma più che raccontare soltanto un'amicizia adolescenziale, Eklipse sembra voler riportare alla luce una domanda molto più scomoda: cosa succede quando una famiglia decide che la verità è troppo pericolosa per essere raccontata?

Per Wetscher, quella domanda affonda le radici nella propria storia. Per il pubblico, potrebbe diventare il motivo per guardare oltre la semplice eclissi: perché a volte è proprio quando la luce viene oscurata che si riesce finalmente a vedere ciò che era rimasto nascosto.

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