La Serie A 2026/27 ha disputato appena tre giornate. Tre. Non trenta. Non ventitré. Tre.
Eppure siamo già entrati nella fase più amata del calcio italiano: quella in cui si cercano allenatori da esonerare, sostituti possibili, panchine traballanti e soprattutto colpevoli.
Il campionato è praticamente ancora in fase di riscaldamento, ma il tribunale del pallone ha già aperto i battenti.
A Firenze, Fabio Grosso ha probabilmente già imparato che la pazienza nel calcio italiano è una cosa molto simile a una connessione Wi-Fi durante una tempesta: c'è, ma non sai per quanto. Tre partite, tre sconfitte: 4-0 contro la Roma, 0-3 contro il Frosinone e 1-2 contro il Torino. Zero punti, nove gol subiti e appena uno segnato.
A Napoli, invece, Massimiliano Allegri non è ancora arrivato al livello “fate le valigie”, ma l'Allegriout ha già iniziato a fare le prove generali. Due sconfitte su tre: 1-2 contro il Como e 2-3 contro l'Inter, con quest'ultima arrivata dopo che il Napoli era avanti 2-0.
Insomma: benvenuti nella Serie A 2026/27.
Dove la terza giornata è già abbastanza per iniziare a parlare della fine di un'era.
Partiamo da Fabio Grosso, perché qui i numeri fanno quasi tutto il lavoro da soli.
La Fiorentina ha cominciato il campionato prendendo quattro gol dalla Roma senza segnarne nessuno. Poi è arrivato il Frosinone al Franchi e, nel giorno della festa per il centenario viola, è arrivato un altro 0-3. Infine il Torino: vantaggio della Fiorentina e poi rimonta granata per l'1-2 finale.
Tre partite, tre sconfitte.
Nove gol incassati.
Uno segnato.
Se fosse una pagella scolastica, Grosso sarebbe probabilmente convocato dai genitori.
Il problema è che dietro questi numeri c'è una squadra che sembra ancora alla ricerca di se stessa. E quando una squadra non dà segnali di crescita, l'allenatore diventa inevitabilmente il primo imputato.
La domanda, però, è un'altra: si può davvero giudicare un progetto dopo 270 minuti di campionato?
Perché se la risposta è sì, allora forse conviene modificare anche la formula della Serie A.
Altro che 38 giornate: facciamo direttamente tre partite e poi decidiamo chi è bravo, chi è scarso, chi vince lo Scudetto e chi deve tornare a casa.
A Firenze la situazione è seria, non c'è dubbio.
Tre sconfitte consecutive non sono un dettaglio. Soprattutto se arrivano con nove gol subiti e con una squadra che sembra non aver ancora trovato equilibrio.
Dopo il ko con il Torino è arrivata anche la contestazione del pubblico, segnale evidente di una situazione che sta diventando rapidamente pesante.
Ma proprio qui nasce il paradosso.
Se la società cambia allenatore dopo tre giornate, cosa dovrebbe aspettarsi dal prossimo?
Una squadra pronta immediatamente? Un'identità costruita in una settimana? Una difesa che improvvisamente smette di concedere occasioni?
Perché il rischio è quello classico del calcio moderno: cambiare il tecnico per cambiare qualcosa, senza sapere esattamente cosa si voglia cambiare.
E magari tra quattro giornate il nuovo allenatore perde due partite.
A quel punto si ricomincia.
Benvenuti nel meraviglioso mondo del “progetto”.
Se Grosso è già davanti al plotone d'esecuzione mediatico, Massimiliano Allegri può almeno permettersi di avere ancora qualche centimetro di distanza.
Ma non troppi.
Il Napoli ha vinto all'esordio, poi è arrivato il ko interno contro il Como per 1-2 e infine la clamorosa sconfitta contro l'Inter.
Il problema, naturalmente, non è perdere contro l'Inter.
Il problema è come è arrivata quella sconfitta.
Il Napoli era avanti 2-0, poi l'Inter ha rimontato fino al 3-2, completando una delle partite più spettacolari di questo inizio di campionato. Lautaro Martinez ha firmato la rimonta e il gol decisivo è arrivato nel recupero.
E così, in un attimo, una partita che poteva essere raccontata come “Napoli beffato da una grande Inter” diventa, secondo la logica dei social, “Allegriout”.
È il calcio contemporaneo.
Una squadra può giocare una partita per quasi novanta minuti, ma il giudizio arriva nei dieci secondi successivi al fischio finale.
Qui sta il vero punto dell'intera questione.
Quanto tempo deve avere un allenatore?
Perché se Grosso rischia dopo tre partite e Allegri è già sotto esame dopo due sconfitte, allora bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente: nel calcio italiano non esiste più il tempo per costruire.
Esiste soltanto il tempo per vincere.
E possibilmente subito.
Un allenatore arriva, perde la prima partita e “deve capire”.
Perde la seconda e “è in discussione”.
Perde la terza e “la società riflette”.
Alla quarta magari arriva una vittoria e improvvisamente diventa “la scelta giusta”.
Alla quinta pareggia e ricomincia tutto.
È una giostra.
E la panchina è il seggiolino che gira più velocemente.
E poi c'è un elemento quasi irresistibile per costruire il paradosso.
Da una parte c'è Allegri, uno degli allenatori più esperti e vincenti del calcio italiano, già messo in discussione dopo due sconfitte.
Dall'altra c'è Chivu, che ha appena battuto proprio il Napoli rimontando da 0-2 a 3-2 e portando l'Inter a punteggio pieno dopo tre giornate.
Basta una partita e cambiano le narrazioni.
Chivu è il tecnico che ha “azzeccato i cambi”.
Allegri è quello che “non ha saputo gestire il vantaggio”.
Chivu è quello che “ha dato mentalità alla squadra”.
Allegri è quello che “deve ancora trovare la sua identità”.
Tutto vero? Forse.
Ma siamo comunque alla terza giornata.
Tra un mese potrebbe essere completamente diverso.
Ed è proprio questo il bello, e contemporaneamente il folle, del calcio.
Il mercato dei calciatori è appena terminato, ma quello degli allenatori sembra già pronto a ripartire.
Grosso è già nella lista dei tecnici osservati speciali.
Allegri deve convivere con le prime critiche.
E dietro le quinte, inevitabilmente, cominciano a circolare i nomi dei possibili sostituti.
È il momento in cui ogni allenatore senza squadra torna improvvisamente interessante.
Quello che fino a ieri era “un tecnico esperto” diventa “il profilo ideale”.
Quello che aveva lasciato una panchina dopo una stagione complicata diventa “un allenatore che conosce l'ambiente”.
E quello che ha vinto una partita qualche anno fa diventa improvvisamente “l'uomo giusto per risollevare il progetto”.
Perché nel calcio italiano c'è sempre un allenatore pronto.
Il problema è trovare quello che dura più di tre giornate.
La provocazione, alla fine, è tutta qui.
Non significa che Grosso non sia in difficoltà. Lo è, e i numeri della Fiorentina sono difficili da difendere.
Non significa nemmeno che Allegri non abbia problemi da risolvere. Due sconfitte nelle prime tre partite, soprattutto dopo un vantaggio di 2-0 contro l'Inter, meritano certamente un'analisi.
Ma trasformare tutto questo in una sentenza definitiva è un'altra cosa.
Perché siamo alla terza giornata.
Il campionato non ha ancora avuto il tempo di raccontare la propria storia e noi siamo già alla ricerca del finale.
A questo ritmo, alla decima giornata avremo già assegnato lo Scudetto, deciso le retrocessioni e probabilmente individuato anche il vincitore della prossima Champions League.
Restano soltanto 35 giornate.
Un dettaglio.
Sempre che nel frattempo non venga esonerato qualcuno.
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