Monza doveva essere il grande appuntamento della Ferrari. La gara di casa, il pubblico tutto vestito di rosso, le aspettative per gli aggiornamenti e la voglia di vedere finalmente la Rossa protagonista. Invece, per la Ferrari, il Gran Premio d'Italia si è trasformato in un'altra domenica da archiviare con parecchi interrogativi.
Il risultato finale racconta soltanto una parte della storia. C'è la prestazione della macchina, certamente, c'è una velocità di punta che non ha permesso alla Ferrari di competere come avrebbe voluto e c'è soprattutto l'episodio che ha coinvolto Charles Leclerc e Lewis Hamilton nelle prime fasi della gara.
Ma proprio quel duello alla prima variante offre uno spunto che va oltre Monza. Perché la domanda che deve porsi la Ferrari non è semplicemente chi abbia commesso l'errore. La domanda è più scomoda: Leclerc e Hamilton stanno riuscendo davvero a correre prima di tutto per la Ferrari?
Il contatto tra i due compagni di squadra può essere considerato un normale episodio di gara. Due piloti competitivi, una prima variante, posizioni importanti da difendere e nessuna intenzione di regalare centimetri all'altro. Fin qui, nulla di scandaloso.
Il problema nasce quando una battaglia interna produce un risultato negativo per entrambi.
Hamilton ha perso diverse posizioni dopo essere finito fuori pista, mentre Leclerc ha terminato la propria gara poco dopo in seguito all'incidente con Oscar Piastri. La Ferrari, dunque, si è ritrovata senza la possibilità di giocarsi concretamente le proprie carte con entrambi i piloti.
Ed è questo che dovrebbe far riflettere più del singolo contatto.
Un pilota deve essere aggressivo, ma deve anche sapere quando l'interesse della squadra viene prima della propria battaglia personale. Non significa chiedere a Leclerc e Hamilton di lasciarsi passare o di trasformarsi in semplici esecutori degli ordini dal muretto. Significa pretendere da entrambi la capacità di leggere una situazione di gara con una prospettiva più ampia.
Perché se il risultato di un duello tra compagni è quello di consegnare punti agli avversari, allora qualcosa non ha funzionato.
È normale che Leclerc voglia dimostrare di essere il riferimento della Ferrari. È altrettanto normale che Hamilton, dopo una carriera costruita vincendo, non sia arrivato a Maranello per fare da semplice comprimario.
Sono due piloti con personalità, ambizioni e storie completamente diverse. Ed è proprio questo uno degli elementi che rende affascinante la loro convivenza.
Ma una squadra come la Ferrari non può essere costruita sulla somma di due interessi individuali.
Leclerc deve pensare al proprio risultato, Hamilton deve pensare al proprio risultato. Ma entrambi devono ricordarsi che il risultato della Ferrari è superiore a quello del singolo pilota.
Sembra una banalità, ma in Formula 1 non lo è affatto.
Quando la macchina non è abbastanza competitiva per dominare, ogni punto diventa fondamentale. Ogni posizione conquistata può avere un peso enorme. E allora rischiare un contatto con il compagno per guadagnare una posizione può trasformarsi in un errore strategico ancora prima che sportivo.
Il problema, quindi, non è avere due piloti che vogliono vincere. Il problema sarebbe avere due piloti che, nel tentativo di prevalere sull'altro, dimenticano per chi stanno correndo.
La Ferrari ha bisogno che Leclerc e Hamilton si spingano a vicenda. È probabilmente uno dei pochi aspetti positivi che può nascere dall'avere due piloti di questo livello.
La competizione interna può alzare l'asticella. Può migliorare il lavoro del team. Può costringere entrambi a non accontentarsi.
Ma esiste un confine.
Il compagno di squadra deve essere un riferimento, non necessariamente un nemico da battere a qualsiasi costo. Se diventa il primo ostacolo da superare, il rischio è che la competizione interna finisca per consumare energie che dovrebbero essere utilizzate per affrontare Mercedes e gli altri rivali.
A Monza questo confine è stato sfiorato.
E sarebbe sbagliato trasformare un singolo episodio in una sentenza sui rapporti tra Leclerc e Hamilton. Non ci sono elementi sufficienti per parlare di una frattura o di una rivalità fuori controllo.
C'è però un segnale che la Ferrari deve essere abbastanza intelligente da cogliere prima che diventi un problema.
Fred Vasseur non deve scegliere tra Leclerc e Hamilton. Deve fare qualcosa di più difficile: deve far capire a entrambi quali sono le regole del gioco.
Il team principal ha già annunciato che l'episodio verrà analizzato internamente. Ed è probabilmente la strada corretta.
Non servono necessariamente gerarchie rigide. Non serve decidere in anticipo chi debba essere il numero uno e chi il numero due. Almeno non finché la situazione sportiva non renderà una scelta del genere inevitabile.
Servono però criteri chiari.
Quando due Ferrari si trovano a lottare per la stessa posizione, entrambi devono sapere fino a dove possono spingersi. Devono sapere quali rischi sono accettabili e quali invece possono compromettere il risultato dell'intera squadra.
Perché Vasseur può anche intervenire sulla macchina, sulla strategia e sugli aggiornamenti. Ma se lascia che la gestione dei due piloti venga affidata esclusivamente alla loro interpretazione del momento, prima o poi potrebbe trovarsi a gestire un problema molto più grande.
Il vero obiettivo di Vasseur non dovrebbe essere far diventare amici Leclerc e Hamilton. Non è necessario.
In Formula 1 non serve andare a cena insieme tutte le sere. Serve rispettarsi, comunicare e soprattutto sapere quando la propria ambizione individuale deve essere subordinata all'interesse collettivo.
Leclerc e Hamilton possono continuare a sfidarsi. Anzi, devono farlo. Una Ferrari competitiva ha bisogno di due piloti capaci di mettere pressione l'uno all'altro.
Ma quella pressione deve produrre prestazioni, non punti persi.
Monza, allora, può essere archiviata come una domenica storta. Oppure può diventare l'occasione per correggere qualcosa nella gestione interna della squadra.
La Ferrari non può controllare tutto: non può decidere quanto saranno veloci Mercedes e gli altri avversari, non può cancellare gli imprevisti e non può trasformare una macchina imperfetta in una monoposto dominante dall'oggi al domani.
Può però controllare ciò che accade dentro il proprio box.
Ed è proprio da lì che Vasseur deve ripartire.
Perché se Leclerc e Hamilton riusciranno a trasformare la loro enorme competitività in una risorsa comune, la Ferrari avrà due armi in più per tornare a lottare davanti.
Se invece ognuno finirà per correre soprattutto per se stesso, allora la Rossa rischierà di perdere la partita più importante proprio prima ancora di arrivare al semaforo verde.
A Monza è arrivato un campanello d'allarme. Ora sta a Vasseur decidere se ascoltarlo.
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