10 Sep, 2026 - 09:55

Napoli, tre sconfitte di fila: Allegri è già sotto esame? Il vero problema è capire quale sia la dimensione degli azzurri

Napoli, tre sconfitte di fila: Allegri è già sotto esame? Il vero problema è capire quale sia la dimensione degli azzurri

Il problema non è più soltanto aver perso. Il problema è che il Napoli ha perso tre volte di fila, prima contro Como e Inter in campionato e poi contro l'Arsenal all'esordio in Champions League. Tre partite diverse, tre sconfitte arrivate in momenti differenti, ma abbastanza per alimentare il malumore di una piazza che in estate aveva immaginato un'altra storia.

Perché quando arriva Massimiliano Allegri non arriva semplicemente un nuovo allenatore. Arriva uno dei tecnici italiani più vincenti dell'epoca recente, uno che ha conquistato Scudetti, giocato due finali di Champions League e costruito gran parte della propria carriera sulla capacità di portare le squadre ad alto livello nelle competizioni più importanti.

E allora la domanda che oggi aleggia intorno al Napoli è inevitabile: Allegri deve riportare il Napoli a vincere oppure deve prima dimostrare che il Napoli è davvero diventato una squadra capace di competere stabilmente con le grandi d'Europa?

Tre sconfitte che fanno rumore, ma non raccontano la stessa storia

Mettere insieme Como, Inter e Arsenal soltanto perché sono arrivate tre sconfitte consecutive sarebbe troppo semplice.

Con il Como il Napoli ha evidenziato problemi soprattutto nella gestione della partita e nella fase difensiva. Contro l'Inter, invece, gli azzurri erano riusciti a portarsi avanti 2-0 prima di subire una rimonta clamorosa, con il gol decisivo di Lautaro Martinez arrivato al 91'.

Contro l'Arsenal, invece, il Napoli ha perso 1-0 dopo essere rimasto in partita fino al gol di Ødegaard. I Gunners hanno avuto il controllo di diversi momenti della gara e hanno costruito più occasioni, ma il Napoli non è sembrato travolto. Anzi, proprio Allegri ha sottolineato come questa sconfitta fosse diversa dalle precedenti: per battere gli azzurri l'Arsenal ha avuto bisogno di una giocata di grande qualità.

Il risultato, però, resta sempre quello: zero punti.

Ed è questo che pesa soprattutto su una piazza abituata, dopo gli ultimi anni, a pensare in grande.

Allegri ha degli alibi: al Napoli mancano ancora pezzi importanti

C'è poi un elemento che sarebbe sbagliato ignorare. Allegri non sta lavorando con il Napoli che probabilmente immaginava di avere a pieno regime.

Scott McTominay è fuori dopo la procedura per correggere un'aritmia benigna e dovrebbe tornare all'allenamento tra circa due settimane. Il suo peso nel centrocampo azzurro è evidente, non soltanto per quello che produce con il pallone, ma anche per fisicità, inserimenti e capacità di occupare il campo.

A questo si aggiungono altre assenze, compresa quella di Alessandro Buongiorno, mentre la squadra deve ancora trovare il migliore equilibrio tra vecchi punti di riferimento e nuovi protagonisti.

E qui si arriva a un punto fondamentale: giudicare Allegri oggi come se avesse già a disposizione il Napoli definitivo sarebbe probabilmente prematuro.

Non significa concedergli un alibi permanente. Significa semplicemente distinguere il giudizio sulla gestione dell'allenatore dal giudizio sulla squadra che realmente può schierare.

Ma il popolo napoletano si aspettava qualcosa di diverso

Il problema di Allegri è anche Allegri stesso.

Perché se scegli un allenatore con il suo curriculum, automaticamente aumentano le aspettative.

Il Napoli non ha preso un tecnico emergente da aspettare e accompagnare nella crescita. Ha scelto un allenatore che, nell'immaginario collettivo, rappresenta la vittoria, la gestione delle pressioni, gli Scudetti e le grandi notti europee.

Ed è proprio per questo che una parte della tifoseria oggi si domanda perché una squadra allenata da Allegri debba ancora sembrare così lontana dalle grandi d'Europa.

Ma forse la domanda andrebbe posta in un altro modo.

È Allegri ad aver ridimensionato il Napoli oppure è il Napoli ad aver costruito attorno ad Allegri un'aspettativa superiore alla propria reale dimensione?

Perché sono due cose completamente diverse.

Vincere lo Scudetto non è entrare di diritto nell'élite europea

Vincere il campionato italiano è difficilissimo. Farlo due volte in pochi anni, come è riuscito al Napoli, significa avere costruito una realtà importante.

Ma diventare una grande squadra italiana non significa automaticamente diventare una delle grandi d'Europa.

La Champions è un'altra cosa. Lì il Napoli incontra club costruiti per competere ogni anno ai massimi livelli, con rose profonde, ricambi di qualità e giocatori abituati a partite di questo genere.

L'Arsenal, non a caso, arrivava al Maradona da finalista della Champions della stagione precedente e con un percorso europeo recente di altissimo livello.

Il Napoli può battere queste squadre? Certamente.

Può arrivare fino in fondo alla Champions? Anche questo, nel calcio, non è impossibile.

Ma può pretendere di essere considerato ogni anno alla pari di Real Madrid, Manchester City, Bayern, PSG, Liverpool, Arsenal e delle altre superpotenze europee?

Questa è la domanda vera.

E forse la risposta, oggi, è ancora no.

Il vero rischio è diventare una squadra anonima

La sconfitta contro i Gunners non deve necessariamente essere interpretata come una sentenza sulla stagione.

Il campionato è appena iniziato. La Champions è appena cominciata. McTominay deve rientrare, altri giocatori devono recuperare la migliore condizione e Allegri deve ancora completare il proprio lavoro.

Il rischio più grande, semmai, sarebbe un altro: che il Napoli finisca nel limbo delle aspettative.

Troppo forte per essere considerato una sorpresa, ma non ancora abbastanza forte per essere considerato una certezza.

Ed è una posizione pericolosa.

Perché dopo aver vinto lo Scudetto, dopo aver riportato entusiasmo e dopo aver investito su un allenatore come Allegri, il Napoli non può più accontentarsi di essere semplicemente una buona squadra.

La piazza vuole vincere.

La società vuole competere.

Allegri è stato scelto anche per questo.

Ma il calcio non funziona soltanto attraverso i nomi e le aspettative. Servono qualità, profondità, continuità, salute della rosa e soprattutto la capacità di trasformare le ambizioni in prestazioni.

Allegri deve dimostrare, ma il Napoli deve capire chi vuole essere

Forse è questo il punto più interessante di tutta la vicenda.

Allegri deve certamente dimostrare di essere ancora l'allenatore capace di costruire una squadra vincente. Dopo le prime tre sconfitte consecutive è normale che venga messo sotto osservazione e che le sue scelte vengano discusse.

Ma anche il Napoli deve dimostrare qualcosa.

Deve dimostrare di essere diventato davvero quella squadra che una parte dell'ambiente considera già una grande stabile del calcio europeo.

Perché una cosa è vincere uno Scudetto. Un'altra è trasformare quello Scudetto in una nuova normalità.

Ed è qui che comincia la vera sfida di Allegri.

Non semplicemente vincere una partita contro l'Arsenal, recuperare McTominay o ritrovare Buongiorno. La missione è capire se questo Napoli può davvero stare ogni anno al tavolo delle grandi oppure se il titolo conquistato ha fatto sembrare permanente una dimensione che, invece, deve ancora essere consolidata.

Le prossime settimane daranno le prime risposte.

Se arriveranno risultati, recuperi e continuità, le tre sconfitte potranno diventare soltanto un passaggio complicato di settembre.

Se invece il Napoli continuerà a perdere terreno, allora la domanda diventerà molto più pesante: Allegri non è ancora riuscito a riportare il Napoli al livello che tutti si aspettavano oppure, semplicemente, quel livello non è ancora la reale dimensione del club?

Ed è una differenza enorme.

Perché in quel caso non sarebbe soltanto l'allenatore a essere sotto esame.

Sarebbe il Napoli intero a dover capire quanto è davvero grande.

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