12 Sep, 2026 - 11:30

"Bad Apples": la divertente commedia nera di Jonatan Etzler

"Bad Apples": la divertente commedia nera di Jonatan Etzler

Immaginate di trovarvi davanti un meraviglioso cesto pieno di mele rosse appena raccolte, mature al punto giusto. Rotonde, lucide, dure, tanto piene da avere una forma quasi perfettamente sferica. Di quelle che, quando le addenti, si sente il rumore del morso, schizza fuori un po’ di succo e ti fanno male le gengive. Adesso provate a immaginare che sul fondo di quel cestino di vimini intrecciato ce ne sia una marcia, ormai bruna, che se ne sta lì, molle, schiacciata da tutte le altre, a grondare un liquido appiccicoso dall’odore dolciastro. A pensarla così, floscia e maleodorante, circondata da tanti piccoli moscerini minuscoli, il danno più grande che si crede le si possa imputare è una macchia scura sulla stoffa che riveste il cesto. Eppure, quel frutto rancido con la polpa putrefatta, se lasciato in mezzo agli altri, potrebbe essere capace di far marcire in pochi giorni il resto del raccolto. Le mele, difatti, sono uno dei frutti che producono più etilene, un ormone vegetale gassoso in grado di accelerare il processo di maturazione.

Se prendessimo questo esempio e lo rapportassimo alle persone? Ai bambini, nello specifico. Se all’interno di una classe scolastica ce ne fosse uno tanto ingestibile da guastare gli equilibri tra gli alunni e gli insegnanti? La famosa mela marcia, che praticamente tutti abbiamo avuto come compagno almeno una volta nella vita. È da qui che parte la trama di Bad Apples, il nuovo lungometraggio diretto dal regista svedese Jonatan Etzler.

Ci troviamo nel Sud-Ovest dell’Inghilterra, in una piccola località rurale. Maria Spencer (Saoirse Ronan) è una giovane maestra in servizio presso un istituto primario, obbligata a vedere ogni giorno il suo ex fidanzato Sam (Jacob Anderson) sul posto di lavoro. Entrambi colleghi, dopo un’importante relazione sentimentale, che ha portato addirittura all’acquisto di una casa da ristrutturare, Sam ha lasciato Maria per un’altra donna. Sprofondata in un triste stato d’apatia e di solitudine, costretta a vivere nella villetta che avrebbe dovuto diventare il loro nido d’amore, l’unica cosa che le resta è l’insegnamento. 

Ma a peggiorare ulteriormente le cose c’è Danny (Eddie Waller), un allievo problematico, spesso violento con gli altri studenti. Dopo un brutto incidente avvenuto con una compagna di classe, Danny viene sospeso. Non riuscendo a contattare il padre, Maria si reca al loro domicilio per parlargli di persona. Però, verificandosi tra lei e Danny uno scontro fisico senza testimoni, Maria, dopo un’esitazione iniziale, decide di portare il ragazzo a casa sua e di nasconderlo in cantina. E così, a partire dal rapimento, la scuola si trasformerà in un luogo di pace e armonia…

Il soggetto di Bad Apples è ispirato al romanzo del 2020 De oönskade dello scrittore svedese Rasmus Andersson, ma il collegamento più immediato lo troviamo in Good Boy (2025) diretto da Jan Komasa, in La sala professori (2023) di İlker Çatak e in Silenzio! (2024) di Teddy Lussi-Modeste. C’è qualcosa, inoltre, che fa pensare a Weapons (2025) di Zach Cregger. Il fatto che questi cinque film siano tutti stati prodotti negli ultimi quattro anni sottolinea ulteriormente quello che era già un dato certo: la scuola, o meglio, l’andamento scolastico degli alunni di oggi, ci racconta di un sistema che si sta inceppando. Anzi, che non funziona proprio più.

Quel che stiamo sperimentando a livello globale è la sensazione che l’infanzia e l'adolescenza siano territori che gli adulti non sono più in grado di comprendere o gestire. In nessuna di queste opere un bambino è soltanto un bambino, o un adolescente è un semplice adolescente, ma diventa il simbolo di una crisi sociale fuori controllo. A mancare sono sì gli strumenti educativi, ma anzitutto le capacità di fare il genitore o l’insegnante. In molti casi, a essere assente è la voglia di prendersi la responsabilità di qualcun altro a cui indicare la strada per una giusta crescita. Lo smarrimento identitario che in tanti percepiscono è il sintomo di una collettività che sta crollando. E se l’educazione dei giovani deve essere condivisa tra genitori e insegnanti, chi può prendersene cura se anche gli adulti non sanno comportarsi?

Ma davanti a un soggetto incontrollabile è possibile che l'unica soluzione sia farlo sparire, come si getta via una mela marcia? Si può davvero obbligare qualcuno a ricevere un’istruzione? Se fosse la sola via per consentire agli altri di vivere sereni, avremmo il diritto di forzare una persona ad imparare che cos’è una buona educazione, privandola della sua libertà? È questo il dilemma morale che ci pone Bad Apples, come ha fatto Good Boy a suo tempo. Jonatan Etzler si muove con sapienza lungo un filo sottile che separa il realismo e l’assurdo, per confezionare una dark comedy che sa intrattenere.

Ma qui l’antagonista non è rappresentato esclusivamente da Danny e neppure da Maria. Etzler utilizza il linguaggio della commedia per analizzare le apparenze sociali: tutti hanno qualcosa da nascondere, tutti hanno qualcosa di giudicabile e tutti, sotto sotto, in base alle circostanze, possono reputare un altro essere umano sacrificabile in nome di un obiettivo più grande e di un tornaconto personale. Il regista, però, è riuscito a tenersi abbastanza lontano dalla retorica spicciola. Per Bad Apples, 3,8 stelle su 5.

 

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